Fusione Varese-Como S’allarga il fronte del no

La Prealpina - 13/07/2016

Varese in fuga da Como? Sì grazie. I vertici della Provincia confermano la volontà del Varesotto di smarcarsi dal potenziale accorpamento con Como o, in parte, con l’area metropolitana di Milano e rimanere per suo conto. Un dialogo che a Villa Recalcati ha parzialmente stemperato i rapporti tra maggioranza di centrosinistra e opposizione di centrodestra e che, almeno su questo punto, potrebbero vedersi fianco a fianco nella battaglia forse più importante: l’integrità territoriale. Per evitare di incrinare le posizioni raggiunte, i rispettivi schieramenti scelgono la prudenza sui prossimi passi, ma l’obiettivo è chiaro: «Tutto è ancora da stabilire – dice il vicepresidenteGiorgio Ginelli – e siamo agli incontri con le delegazioni, in attesa del prossimo appuntamento in programma il 19 luglio. Innanzitutto va definito a cosa serve l’ente d’area vasta, perché noi siamo d’accordo soltanto se si va nella direzione di un miglioramento dei servizi ai cittadini e della competitività delle imprese, a partire dallo sviluppo delle infrastrutture. In tal senso ne faccio una questione di confini geografici soltanto in seconda battuta, ma salvaguardare la nostra identità locale non mi dispiacerebbe. Se devo schierarmi da una parte o dall’altra, l’idea che più si avvicina alla mia mentalità è di non essere fusi con Como, ma soltanto di allargarsi leggermente alla provincia di Como. Bisogna andare in questa direzione e fra una settimana devono arrivare sul tavolo le proposte degli enti locali. Penso all’Upel e alle Comunità montane. Poi toccherà alla Regione arrivare a settembre con una proposta per concludere l’iter».

In autunno si dovrà per forza giungere a una quadra, anche perché in caso di vittoria del “sì” al referendum sulla riforma costituzionale, le Province verranno cancellate e sostituite dalle “aree vaste”. Non si può più rinviare, anche perché gli enti provinciali stanno già vivendo in un limbo da un paio d’anni dove, per ovvi motivi, tutte le risorse a disposizione, frenate dal clima di incertezza, non sono state sfruttate. Come detto, sulla questione del futuro della Provincia, la maggioranza ha un alleato nell’opposizione. Un affiancamento tutt’altro che scontato dopo che in questi anni, le due controparti non si sono trovate in sintonia praticamente su nulla, forse nemmeno sul colore bianco degli stucchi di Villa Recalcati: «Storicamente – sottolinea Giuseppe Longhin, capogruppo della Lega nord – siamo più simili a Novara che a Como, quindi non capirei questa unione con i lariani. Io mi sento particolarmente a favore della territorialità e, andando con Como, non si tutelerebbe il nostro insubrismo. E non mi allargherei neanche nel Comasco, resterei così.».