Funziona la cura cinese su Nms

La Prealpina - 27/11/2018

Sempre più internazionale e con un piano industriale 2019-2023 che disegna investimenti per 40 milioni di euro e un consistente ricambio generazionale.

«È difficile stilare un primo bilancio», per riprendere le parole del presidente Andrea Agazzi, ma il Nerviano Medical Sciences Group, un’eccellenza tutta italiana nella ricerca dei farmaci antitumorali, sembra davvero aver cambiato marcia da quando i cinesi di Hefei Sari V-Capital Management Co. hanno acquisito il 90% del polo da Regione Lombardia. E cinesi, ovviamente, sono alcune figure manageriali di alto profilo professionale inserite in posizione di vertice. È il caso del neo amministratore delegato del gruppo Ying Shao, già alla guida del gruppo farmaceutico cinese Fosun; così come di Guoxian Wu e Frank Xiaodong Gan, due manager di formazione e studi statunitensi, con grande esperienza nel settore della farmaceutica e delle biotecnologie, ora alla guida rispettivamente del Nerviano Medical Science e del settore che coordina lo sviluppo clinico dei farmaci sui pazienti.

«La lingua della scienza è una sola, anche se alcune differenze culturali esistono. Avrà anche modi e tempi di sviluppo di ricerca e farmaci più rigidi, ma il nuovo management cinese sta indubbiamente aiutando ad accrescere l’attrattività internazionale di Nms Group», spiega Agazzi. «Di recente, abbiamo avuto ospiti in sede il rettore e i rappresentati della China Pharmaceutical University di Nanchino, forse il miglior ateneo cinese in ambito farmaceutico, con il quale abbiamo stipulato un protocollo d’intesa da cui conseguiranno scambi di studenti, ricercatori e scienziati, e ci ha reso visita anche Adam Leff, vice console per gli affari politici ed economici degli Stati Uniti».

Il prossimo atteso passo è legato all’imminente annuncio del piano industriale quinquennale che dovrebbe aiutare a rendere sempre più forte la realtà nervianese. «Il Consiglio di amministrazione approverà entro fine anno un piano industriale che metterà sul piatto non meno di 40 milioni di euro di investimenti sia nella ricerca sia nell’infrastruttura», rivela il presidente Agazzi. Per poi aggiungere: «Sì, a cavallo dell’estate abbiamo stipulato un piano con le sigle sindacali che farà uscire dall’azienda tramite i prepensionamenti una 60ina di persone da qui a 18 mesi, ma il piano industriale a fine percorso prevede un’occupazione superiore alle 400 unità attuali. Sarà una ristrutturazione che svecchierà il personale e permetterà l’ingresso anche di nuove figure professionali. Per raggiungere due obiettivi: espansione dell’attività di ricerca e aumento dei tempi di sviluppo delle molecole per poi riuscire a portare a casa più valore».