Frontiera Poliziotti e gendarmi alleati

La notizia, preannunciata da Prealpina lo scorso 10 settembre, è stata ufficializzata ieri mattina dalle autorità: le pattuglie miste italo-svizzere ai due lati del confine saranno operative dal 13 marzo. Lunedì mattina a Chiasso è stata infatti sottoscritta la dichiarazione d’intenti tra il direttore dell’Amministrazione federale delle dogane, Christian Bock, e il prefetto Massimo Bontempi, responsabile della Direzione dell’immigrazione e della Polizia delle Frontiere. La questione coinvolge il territorio del Verbano per diversi motivi, a cominciare dal fatto che a queste operazioni parteciperanno anche uomini addestrati del Commissariato di Luino, settore Polizia di Frontiera.

A questo si aggiunge che proprio Luino è uno dei luoghi sensibili, delle aree dove questo tipo di controllo congiunto avrà la sua sperimentazione assieme a Varese, a Como e provincia e, chiaramente, al Ticino stesso, con l’area di Chiasso. «In concreto – come hanno specificato dall’Amministrazione federale delle dogane, alla quale fanno capo le Guardie di confine – si tratterà di pattuglie formate da un agente delle guardie di confine e uno della polizia di Stato. Le due forze coopereranno, nel quadro delle reciproche competenze nazionali, ai fini della prevenzione e della repressione della migrazione illegale. Durante l’esecuzione di tali servizi, gli agenti di una parte operanti sul territorio dell’altra parte sono di ausilio agli agenti di quest’ultimo con compiti di assistenza, osservazione e informazione e non possono eseguire autonomamente misure di polizia».

Assistenza, osservazione ed informazione sono particolarmente importanti in una frontiera bollente come questa e non è un caso se le autorità rossocrociate hanno voluto sottolineare che l’attuazione di tale cooperazione attraverso la predisposizione di servizi di pattugliamento misto, è finalizzata alla prevenzione e al contrasto alla migrazione illegale nell’area transfrontaliera. Il prefetto Massimo Bontempi ha chiarito che l’obiettivo è quello di avere frontiere sicure, contribuendo a tenere sotto controllo i cosiddetti movimenti secondari e, soprattutto, i reati connessi all’immigrazione clandestina. Questo tipo di sperimentazione viene già portata avanti dall’Italia con i francesi, ultimamente in presenza di qualche frizione, con i tedeschi e gli austriaci. Non solo sui treni ma anche con appostamenti e controlli dinamici come quelli intrapresi ora con la Confederazione. Il vero ostacolo che non ha permesso di fare questo già da tempo è stata l’arma in dotazione alle Guardie di confine svizzere. La loro pistola, infatti, in Italia è considerata arma da guerra ed è stato necessario attuare e formare un protocollo specifico in grado di autorizzare entrambi i corpi ad utilizzarle solo in casi di legittima difesa. I 28 agenti impiegati, 16 per la Polizia di Stato settore Frontiera – tra i Commissariati di Luino e Chiasso – e 12 gendarmi svizzeri del Corpo delle Guardie di confine hanno seguito una formazione specifica congiunta svoltasi nei mesi invernali del 2018.