Frontalieri «Vogliamo parlare con Gentiloni»

La Prealpina - 16/06/2017

I rappresentanti dei 70.000 frontalieri con la Svizzera hanno chiesto un incontro formale con il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni. A seguito della decisione del Canton Ticino di cedere sul casellario giudiziale in caso di firma dell’accordo fiscale fra Italia e Svizzera, chiedendo una velocizzazione dell’iter della firma, i Consigli sindacali interregionali Ticino-Lombardia-Piemonte e Lombardia-Grigioni hanno raccolto le preoccupazioni dei lavoratori, chiedendo udienza a Palazzo Chigi, eventualmente con un delegato in materia.

Nella lettera firmata dai sindacalisti Alessandro Tarpini e Vittorio Giumelli si chiede un faccia a faccia «per poter illustrare la situazione di forte disagio e tensione che riguarda la categoria. Da anni – aggiungono – si registra una escalation di iniziative ostili nei loro confronti, troppo spesso utilizzati come strumento di propaganda politica. Tale clima si è ulteriormente deteriorato con le iniziative legislative ticinesi “No all’immigrazione di massa” e “Prima i nostri». Inoltre «gli accordi in materia fiscale sono fonte di preoccupazione per i potenziali aggravi fiscali, con le inevitabili conseguenze su aree specifiche, che spesso vedono nel frontalierato l’unico sbocco di occupazione possibile. Vorremmo quindi illustrare le preoccupazioni e le proposte per intervenire contro una tendenza che rischia di minare gli equilibri di quest’area di Paese».

Sulla questione interviene anche Maria Chiara Gadda, deputata della provincia di Varese e del Partito democratico, il gruppo ago della bilancia per un’eventuale approvazione (o meno) dell’accordo in Parlamento: «La firma degli accordi tra Italia e Svizzera – dice Gadda – non è all’ordine del giorno di governo e parlamento e, indipendentemente dalla ratifica dell’accordo è un atto illegittimo e tanto meno può essere utilizzato come merce di scambio».

E ancora: «La ratifica dell’accordo è questione ben più complessa e articolata, e permangono ancora oggi diversi fronti aperti sui quali stiamo lavorando, come la delibera sugli appalti pubblici che limita l’attività di molte imprese italiane.

Come indicato nella nostra mozione approvata in parlamento, sono molti i temi su cui ci si deve confrontare e che per noi sono dirimenti per procedere con un accordo, a partire dal tema della tassazione, dello statuto del lavoratore transfrontaliere, dei ristorni per i Comuni di fascia e di eventuali comportamenti discriminatori nei confronti di imprese e cittadini italiani».

Insomma, non basterebbe la retromarcia sul casellario per accelerare la parte italiana, tradizionalmente lenta già di suo. Infine, «con un ordine del giorno che ho firmato assieme ad altri deputati dem – conclude la deputata – il governo italiano è stato impegnato a equiparare le rendite erogate dagli istituti svizzeri per le prestazioni di invalidità e malattia professionale a quelle italiane, non assoggettandole quindi a imposta; e a prevedere l’esonero dall’obbligo di versamento dei contributi per l’iscrizione al Servizio Sanitario Nazionale per i cittadini pensionati in Svizzera».