Frontalieri – Telelavoro, si tratta ancora

La Prealpina - 24/01/2023

Tra meno di sette giorni vi sarà la disdetta dell’accordo amichevole sul telelavoro per i frontalieri. Sembrava un tema minore nella galassia dei patti fiscali, degli accordi bilaterali tra Italia e Svizzera e invece – da una parte all’altra della frontiera – cresce la pressione per non farlo decadere.

Sul versante lombardo e piemontese si sono mosse la Comunità di lavoro della Regio Insubrica e alcuni parlamentari. L’onorevole di Luino, Andrea Pellicini, ha deciso anche di interrogare il ministero dell’Economia Giancarlo Giorgetti per capire se sia possibile un ripensamento. L’intesa permetteva di lavorare da casa, senza andare in Svizzera dunque, anche sopra la soglia del 25% da parte di italiani senza dover richiedere ulteriori oneri finanziari alle aziende e ai lavoratori stessi. Forse stupirà, ma sul fronte ticinese una “corazzata” di gruppi industriali, padronali e sindacali, hanno preso fortemente a cuore la vicenda del telelavoro per i frontalieri italiani. Tanto da scrivere a Daniela Stoffel, la funzionaria della Segreteria di Stato svizzera per le questioni finanziarie che nel dicembre 2020, a Roma, ha siglato il nuovo accordo sui frontalieri con l’allora viceministro Antonio Misiani. La missiva è partita a Berna a firma dell’Associazione Industrie Ticinesi, Camera di Commercio Cantone Ticino, sindacati Ocst e Unia.

«È ormai evidente – scrivono – che questa forma di lavoro, scoperta, suggerita e addirittura imposta, quale misura per contrastare i contagi, è diventata una modalità che aziende, lavoratori e lavoratrici potrebbero voler utilizzare anche in tempi ordinari e non solo di crisi. Prova ne è il recente accordo trovato proprio dalla Svizzera con la Francia sul telelavoro durevole dei frontalieri francesi».

I firmatari ritengono che la soluzione «potrebbe essere raggiunta per il tramite di un cosiddetto accordo amichevole tra le rispettive autorità fiscali, che non prevede le lungaggini procedurali invece applicabili alla ratifica degli accordi internazionali veri e propri. In tal senso va sottolineato che il problema non verrebbe nemmeno risolto in modo diretto e automatico dall’Accordo sulla fiscalità dei frontalieri attualmente in fase di ratifica da parte del Parlamento italiano. Innanzitutto, perché il medesimo entrerebbe in vigore al più presto nel 2024 e quindi evidentemente troppo tardi per risolvere un problema che si produrrà invece tra meno di un mese. Secondariamente perché lo stesso accordo prevede che per regolare il telelavoro le parti devono comunque trovare ancora un’intesa con procedura di amichevole composizione; ossia proprio quanto da noi suggerito».

E il suggerimento è a «concordare un regime, anche transitorio, che permetta la continuazione del telelavoro parziale (idealmente parificato alle soglie ammesse nel settore delle assicurazioni sociali) oltre il 31 gennaio 2023». Che tali richieste arrivino da chi sostanzialmente “governa” una parte considerevole del mondo del lavoro oltre frontiera non è un dato da poco: meno traffico, maggiore qualità di vita, più tempo da passare con le proprie famiglie, risparmio energetico, tutti temi che ogni Governo dovrebbe avere a cuore. Nelle prossime settimane potrebbero essere resi noti i numeri di coloro che hanno praticato questa attività anche a pandemia finita, sancendo un nuovo modo di lavorare nell’area motore industriale d’Europa.