Frontalieri: Stipendi più bassi ai lavoratori stranieri 1.300 franchi in meno

La Prealpina - 11/01/2019

Un frontaliere guadagna dai 300 ai 1.300 franchi in meno rispetto a un collega svizzero con le stesse mansioni. Lo rivela lo studio del “Panorama statistico del mercato del lavoro ticinese”, uno strumento informativo elaborato dal dipartimento delle Finanze e dell’economia del Canton Ticino, vale a dire quello che in Italia sarebbe l’assessorato regionale. La ricerca offre un quadro dello stato e dell’andamento del mercato del lavoro ticinese e, in una delle schede elaborate su dati provenienti dall’Ufficio federale di statistica, si confrontano i salari mensili lordi a tempo pieno.

In tutte le categorie, i lavoratori italiani pendolari con la Svizzera e residenti nella fascia di confine risultano essere svantaggiati rispetto ai colleghi rossocrociati. La differenza maggiore si nota nei quadri superiori e medi, dove uno svizzero guadagna mediamente 8.500 franchi (circa 7.500 euro) al mese, mentre un frontaliere si “ferma” a 7.350 franchi (6.500 euro). La differenza resta molto ampia anche nelle fasce più basse con i lavoratori senza funzione di quadro che mediamente portano a casa 5.300 franchi in caso di indigeno e 4.300 franchi se si batte bandiera tricolore.

Nella fasce intermedie di mansionamento, il gap diminuisce: lo stipendio rispettivamente di svizzeri e frontalieri è di 5.900 contro 5.600 franchi per i quadri inferiori e di 6.050 e 5.350 franchi per i responsabili dell’esecuzione lavori.

Negli ultimi quindici anni gli stipendi sono chiaramente saliti per tutti, ma la differenza fra svizzeri e italiani si è accentuata soprattutto nei quadri più bassi, mentre non ha subito particolari scossoni per gli altri settori. In parte ciò pare dovuto al fatto che, per esempio, quando tre anni fa la Banca centrale svizzera sganciò il cambio franco/euro dalla quota limite di 1,20 e l’euro crollò nei confronti del conio elvetico, molti datori di lavoro ritrattarono al ribasso i salari in franchi con i lavoratori, sfruttando il fatto che, con un cambio favorevole, non ci avrebbero perso.

Un altro dato interessante riguarda il rapporto fra svizzeri e stranieri occupati in Canton Ticino dove, questi ultimi, hanno compiuto, seppure di poco, il sorpasso.

Secondo infatti gli ultimi dati disponibili, quelli del 2017, in Canton Ticino il 50,2% degli occupati è straniero. Di questi il 27,5% sono frontalieri che, dieci anni fa, rappresentavano “solo” il 20,9%. Anche se l’ascesa dei frontalieri si è lievemente rallentata negli ultimi tre anni, il dato resta impressionante.

Nel terziario +70% in dieci anni

Il boom dei frontalieri si registra soprattutto nel settore terziario.

Mentre nell’industria, nell’ultimo decennio, il dato degli occupati di frontiera è rimasto sostanzialmente invariato e attorno alle 21-23.000 unità, nei servizi si è registrata un’ascesa impressionante. I colletti bianchi tinti di tricolore sono passati dai 23.000 del 2008 ai 40.000 del 2018, segnando un +70%. In termini assoluti, i settori in cui gli italiani sono maggiormente impiegati restano quelli tradizionali come la manifattura, in cui lavora il 24% della totalità di frontalieri del Canton Ticino, seguita dal commercio (17%) e dalle costruzioni (11%). Ma ci sono dei comparti del terziario in cui la breccia aperta sta diventando uno squarcio. In dieci anni nelle attività professionali, scientifiche e tecniche, per esempio, i frontalieri sono passati da 2.300 a 6.600 unità, nelle attività di amministrazione e di supporto ci si è issati da 2.800 a 5.600 lavoratori, nei servizi di informazione e comunicazione da 600 a 1.500, nelle attività immobiliari erano praticamente inesistenti e oggi ci sono 430 persone impiegate. Impennata pure degli addetti alla sanità e all’assistenza sociale (da 2.500 a 3.800) e raddoppiati (da 500 a 1.000) gli operatori dell’istruzione. Insomma, chi ha voglia di lavorare, un impiego dovrebbe trovarlo facilmente. In Svizzera.