Frontalieri, settimana di incontri

La Prealpina - 19/04/2016

il tema più dibattuto nei luoghi di lavoro e per le vie dei paesi di frontiera: il nuovo accordo tra Italia e Svizzera sull’imposizione fiscale dei lavoratori frontalieri porterà a grossi cambiamenti. Quali sono i reali contenuti dell’accordo? Quanto esso inciderà sui lavoratori? Quali sono le misure che si potranno adottare per limitarne l’impatto? Dopo che a Malnate oltre settecento persone (nella foto) hanno incontratoVieri Ceriani, capo della delegazione italiana nelle trattative con la Svizzera, il sindacato Ocst, in collaborazione con la Cisl ha organizzato delle assemblee informative pubbliche nei Comuni di frontiera. Questa settimana al centro degli incontri ci sarà il Varesotto, con inizio delle assemblee alle ore 20.45. Domani si parte da Arcisate nella sala “Lavoratori frontalieri” di via Roma 2. Il giorno successivo si andrà a Luino, presso l’aula magna del Cfp di via Rimembranze 7, mentre venerdì sera si toccherà Varese, con un appuntamento al Centro congressi De Filippi di via Brambilla 15. Infine, il 28 aprile (ore 19), si andrà a Verbania presso Il Chiostro della Famiglia studenti di via Fratelli Cervi 14. «Sarà l’occasione – spiegano gli organizzatori – per andare ancora più a fondo di questo tema e di altri ancora, con contributi tecnici appositamente elaborati. È inoltre prevista la proiezione di agili slide tecniche di approfondimento». Visto anche che sul tema vi è confusione, si ribadisce quanto finora ipotizzato nell’accordo: dopo i primi dieci anni di transizione, in cui le tasse aumenteranno in maniera progressiva, italiane, fino ad arrivare a un sistema di imposizione totalmente in Italia. Arrivati a questo punto scomparirà del tutto la fascia di frontiera. Tutti i frontalieri pagheranno l’imposta alla fonte sul salario ed effettueranno poi la dichiarazione dei redditi in Italia, detraendo ovviamente quanto già pagato in Svizzera. Sarà loro riconosciuto comunque uno sconto fiscale importante ottenuto tempo fa dai sindacati e da alcuni parlamentari: si tratta della “franchigia fiscale”, che dal 2015 è stata innalzata a ben 7.500 euro.