Frontalieri, Sebastiani al timone

La Prealpina - 24/06/2016

E’ Eros Sebastiani il nuovo presidente dell’Associazione Frontalieri Ticino. Dopo la campagna elettorale in cui la realtà del FrontaDay ha subito qualche scossone, ora si riprende la marcia verso la rovente estate che promette ulteriori sviluppi sul fronte del nuovo accordo fiscale fra Italia e Svizzera.

Nel frattempo c’è apertura nei confronti dei nuovi sindaci eletti: «Prendiamo atto con piacere di tutte le dichiarazioni di intenti pervenute negli ultimi giorni da parte delle diverse forze politiche – scrive in una nota Sebastiani – e metteremo volentieri a disposizione le nostre competenze in materia di frontalierato a chiunque dimostrerà di impegnarsi fattivamente per la causa dei frontalieri».

Intanto dal Canton Ticino arrivano nuovi dati e nuovi scenari sulla futura fiscalità. I numeri sono contenuti in una risposta del governo ticinese a un’interpellanza di un deputato dei partiti conservatori di Destra e Udc.

I rilievi più interessanti sono che in 40 anni, e cioè fino al 2013, la Svizzera ha versato all’Italia 1,2 miliardi di franchi in ristorni, mentre il totale dell’imposta alla fonte percepita dal 1974 da Confederazione, Cantone e Comuni ticinesi è stata approssimativamente di 1,9 miliardi di franchi. Col nuovo accordo, secondo quanto contenuto in una nota, ci sarebbe un guadagno di una quindicina di milioni l’anno, ma il Ticino vedrà annullare gli effetti del moltiplicatore al 100% previsto nella Legge tributaria ticinese. Da quanto emerso in questi mesi, però, il “fare cassa” non è l’obiettivo primario elvetico che, invece, è quello di mettere come minimo una stretta al numero di frontalieri, giunti alla quota di oltre 60.000 unità.

Prima di addentrarsi nello specifico delle cifre, il Consiglio di Stato ha precisato come nel 1974 la situazione era diversa da oggi, soprattutto per la mancanza di manodopera indigena, e temi quali il dumping salariale e il troppo traffico erano ben lontani dalla realtà.

Che succederà dal punto di vista ticinese col nuovo accordo?

«La prima conseguenza positiva deriva dall’aumento della quota di pertinenza ticinese che passerebbe dal 61.2% al 70%.

A dipendenza degli anni di riferimento, in questo momento si può arrotondare a una quindicina di milioni di franchi. Oltre a questo miglioramento diretto avremmo altre fonti per ora difficilmente stimabili, quali il gettito dovuto alla reciprocità dell’accordo e una definizione giuridica di frontaliere, che permetterà la lotta agli abusi e altre migliorie tecniche».