Frontalieri, i sindacati si infuriano

La Prealpina - 25/05/2017

I Consigli sindacali interregionali Ticino-Lombardia-Piemonte e Lombardia-Grigioni, rappresentativi di oltre 70.000 lavoratori frontalieri, «ribadiscono con decisione le criticità emerse durante l’iter di discussione e la convinzione dell’impraticabilità della ratifica di tali intese». Si inasprisce la posizione dei sindacati che in questi anni di rivisitazione dell’accordo del 1974, finora, non avevano tenuto posizioni così critiche come quella odierna. L’irrigidimento è dovuto alla «presenza di una serie di atti, in particolare da parte delle autorità ticinesi, che oltre ad appesantire il clima nelle relazioni transfrontaliere, denotano il chiaro obiettivo della messa in discussione degli accordi bilaterali per la parte relativa alla libera circolazione delle persone».

Per esempio l’ipotesi di raccolta firme per uscire da Schengen e da altri trattati con l’Unione europea e la chiusura dei valichi di notte. Iniziative che «vanno esattamente nella direzione opposta – sottolineano i sindacati, riunificati in questo organismo – alla premessa a capo della ratifica del trattato con l’Italia, quella cioè del venir meno di iniziative discriminatorie nei confronti dei lavoratori italiani».

Inoltre i rappresentanti dei lavoratori sottolineano la necessità di evitare la complicazione dovuta al rapportarsi dei frontalieri a due sistemi fiscali diversi, italiano e svizzero, di spalmare le conseguenze dell’accordo almeno sui vent’anni e soprattutto di ripensare il peso fiscale, rapportato a quanto oggi in essere, «in particolare per alcuni tipi di reddito e per chi ha carichi familiari, pena il rischio potenziale di trasferimenti delle residenze, con le conseguenze di impoverimento delle aree di confine e di perdita di gettito per l’Italia». E ancora: sarebbe auspicabile «la possibilità di revisione del valore della franchigia, e di destinare parte dei ristorni per politiche di sostegno e di protezione sociale». Infine rimangono insolute le questioni relative a tassazione del secondo pilastro, dei prepensionamenti e delle rendite di invalidità o di malattia.

Sul fronte dei valichi chiusi si registra invece l’intervento di Lara Comi in seguito alla risposta con cui l’Alto rappresentante della Politica estera Federica Mogherini su “Prima i nostri” e sulla chiusura temporanea delle frontiere tra Lombardia e Svizzera negli orari notturni. «L’Unione europea – dice l’europarlamentare varesina di Forza Italia – chiederà alla Svizzera di assicurare che nessun provvedimento adottato dalle autorità cantonali sia contrario agli obiettivi degli accordi e risultati sproporzionato».