Frontalieri, i sindacati incontrano il governo

La Prealpina - 27/06/2017

Alle 11 di oggi, a Palazzo Chigi si incontreranno i rappresentanti dei sindacati dei frontalieri e quelli del governo italiano. Non è detto che alla partita, vista l’esperienza sulle questioni internazionali come ex ministro degli Esteri, non possa partecipare anche il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni. Di certo ci saranno due consiglieri politici dell’esecutivo e cioè Simona Genovese e Luca Bader mentre, dall’altra parte del tavolo siederanno gli esponenti di Cgil, Cisl, Uil, assieme ai colleghi delle sigle ticinesi Ocst e Unia.

All’ordine del giorno ci sarà il futuro di 62.000 lavoratori italiani pendolari in Canton Ticino e l’economia di un’intera zona di frontiera.

Si parlerà, infatti, dell’accordo fiscale fra Italia e Svizzera. Dopo la firma sulla convenzione preliminare del 2015, la questione è proseguita al rallentatore, fra le proteste dei frontalieri, e subendo un’accelerazione nell’ultimo periodo, quando il Canton Ticino si è detto pronto a togliere l’obbligo di presentare il casellario giudiziale in caso di firma dell’accordo.

Sostanzialmente in questo modo i politici cantonali hanno messo pressione sulla parte italiana, vedendo se da questa parte del confine c’era davvero la volontà di procedere oppure no. La questione ha alimentato nuovamente la preoccupazione dei frontalieri e pure i sindacati che, nell’ultimo periodo, hanno notevolmente inasprito la posizione sull’accordo, dicendo chiaro e tondo che, così com’è, non va bene.

«Nell’incontro – dice Alessandro Tarpini, presidente del Csir, il Consiglio sindacale interregionale Lombardia-Piemonte-Ticino – illustreremo i problemi esistenti e sottolineeremo come, a oggi, non esistono le condizioni per sottoscrivere l’accordo. I problemi sul tavolo restano tutti. Di più: ora l’Unione democratica di centro (il partito svizzero anti-frontalieri) promuoverà anche un’iniziativa popolare per cancellare la libera circolazione».

E una votazione contro Schengen sarebbe la pietra tombale su qualsiasi accordo sul confine.

«Dal 2015 – aggiunge Tarpini – abbiamo provato a compiere, dietro le quinte, tutti i passaggi necessari a migliorare l’accordo. Ci siamo riusciti solo in parte con delle agevolazioni sulla tassazione del secondo pilastro e con la franchigia sui 20 chilometri. Ma così non basta. Anzi, permangono situazioni che si sono persino aggravate, come il trattamento dei frontalieri». Come risponderà il governo? Appuntamento con r il mezzogiorno di fuoco di Palazzo Chigi.