Frontalieri e tasse, la Camera rinvia l’accordo

Era atteso per questa sera, mercoledì 26 aprile, ma è stato rinviato il voto alla Camera dei deputati del testo di ratifica dell’Accordo tra la Repubblica italiana e la Confederazione svizzera relativo all’imposizione dei lavoratori frontalieri, con pure il Protocollo aggiuntivo e “Scambio di lettere”, fatto a Roma il 23 dicembre 2020. Il testo doveva essere approvato con due emendamenti presentati dal Governo per risolvere la questione “black list” – ossia l’eliminazione della Svizzera dalla lista nera dei paradisi fiscali dove l’Italia l’ha cacciata nel 1999 – all’intesa raggiunta tra Giancarlo Giorgetti e la sua omologa svizzera, Karin Keller-Sutter.

DOPPIE IMPOSIZIONI DA ELIMINARE

L’accordo in questione è volto a definire il quadro giuridico al fine di eliminare le doppie imposizioni sui salari, sugli stipendi e sulle altre remunerazioni analoghe ricevute dai lavoratori frontalieri. Le disposizioni dell’accordo prevedono il principio di reciprocità ma va detto che, a differenza del precedente Accordo del 1974, che regola unicamente il trattamento dei lavoratori frontalieri italiani che lavorano in Svizzera, il patto attuale disciplina anche il trattamento dei frontalieri svizzeri che lavorano in Italia pure se il numero di costoro è chiaramente limitato.

INTESA TRASVERSALE

Senza entrare in meriti molto tecnici, va rilevata la forte spinta ed un’intesa davvero trasversale a tutti i partiti e deputati e senatori del territorio varesino e comasco per arrivare ad una sintesi che contiene elementi nuovi: il deputato Stefano Candiani nelle settimane scorse aveva spiegato l’importanza dell’articolo 11 che dispone l’istituzione, l’alimentazione ed il riparto del Fondo per lo sviluppo economico, il potenziamento delle infrastrutture e il sostegno dei salari nelle zone di confine italo-svizzere. Un aiuto che verrà dalla tassazione dei cosiddetti nuovi frontalieri, ossia coloro che inizieranno a lavorare dal 2024, utile per le remunerazioni nette dei lavoratori residenti nei Comuni italiani della fascia di frontiera occupati in aziende negli stessi territori mediante la disposizione di assegni integrativi a titolo di “premio di frontiera”. Un modo per sostenere la competitività salariale rispetto alle buste paga che ci sono oltre confine, per scongiurare rischi di desertificazione produttiva di varesotto e comasco.

I DIRITTI DEI LAVORATORI

Il deputato di Fratelli d’Italia, Andrea Pellicini, intervenuto mercoledì mattina in aula alla discussione generale, ha ricordato tra gli altri l’impegno dell’Associazione dei Comuni di Frontiera con il presidente Massimo Mastromarino nel difendere i diritti dei lavoratori e cita la sua esperienza di sindaco in una città di frontiera per 10 anni, che ha subito desertificazione produttiva, ben venga quindi – ha spiegato – la disposizione degli assegni integrativi sullo stipendio dei lavoratori che rimangono in Italia a ridosso del confine a titolo di premio di frontiera. «L’obiettivo è quello di creare l’equilibrio che oggi manca nelle relazioni economiche di frontiera – ha detto alla Camera – e di consentire alle nostre imprese, già sottoposte ad un carico fiscale considerevole, che va comunque ridotto, di poter contare su una continuità nella propria manodopera, così non sacrificando anni di formazione scolastica e in azienda. Con la modifica introdotta al Senato e con l’annunciato accordo sul telelavoro per i frontalieri da parte del Ministro Giorgetti e della sua omologa svizzera Karin Keller Sutter, vi sono tutte condizioni per approvare il disegno di legge in modo convinto».

TELELAVORO