«Frontalieri concorrenti Controlli sui permessi»

Chi andrà a lavorare in Ticino e quindi, dovrà ricevere un permesso di lavoro cantonale, sarà sottoposto a un controllo. O, meglio, i dettagli sul permesso saranno sottoposti a controllo sistematico. Non ne sfuggirà uno.

Il Gran consiglio, vale a dire il Parlamento ticinese, ha infatti approvato l’iniziativa sul “Controllo sistematico dei nuovi permessi” che, secondo i proponenti e chi lo ha votato, avrà lo scopo di contrastare il dumping salariale. Vale a dire quel fenomeno per cui, visto che chi cerca lavoro accetta anche uno stipendio più basso pur di portare a casa la pagnotta, questo meccanismo trascina al ribasso tutti i salari. Risultato: se per un frontaliere i 2.500-3.000 franchi al mese sono manna dal cielo, uno svizzero, con quei soldi, fa la fame.

Ecco perché in Canton Ticino si sta cercando in ogni modo di contrastare il fenomeno, frutto anche del comportamento di alcuni imprenditori (spesso italiani) che tirano il collo agli stipendi, conoscendo bene la situazione. Ora, per porre un freno, ci sarà questa proposta, sostenuta dai sindacati e contro cui si sono espressi il Governo e le associazioni economiche. I controlli riguarderebbero anche i permessi in fase di rinnovo, con l’obiettivo di scongiurare sul nascere eventuali abusi nell’applicazione delle regole fissate all’interno dei contratti collettivi di lavoro.

L’idea, insomma, è di verificare in modo puntuale le condizioni salariali offerte dal datore di lavoro ogni qual volta viene rilasciato un permesso. E, in caso di problemi, sanzionare.

Ora la questione passa nelle mani del Consiglio di Stato (il Governo) che, contrario all’iniziativa, sarà chiamato a preparare una legge di applicazione da sottoporre al Parlamento.

«Oggi possiamo fornire uno strumento di repressione concreto – ha detto il parlamentare del Ppd Giorgio Fonio, primo firmatario della proposta – nei confronti di chi pensa che in Ticino si possa fare tutto. L’iniziativa va sostenuta per tutti quei lavoratori vittime di dumping, per i residenti esclusi dal mercato del lavoro, per le imprese che versano salari equi e responsabili».