Frontalieri, ci siamo «Telelavoro al 25%»Firmato il protocollo che rende definitivo l’accordo

Telelavoro: buone notizie ma restano alcune criticità. Nei giorni scorsi il ministro delle Finanze italiano, il varesino Giancarlo Giorgetti, e la consigliera federale Karin Keller-Sutter, sua omologa, hanno firmato un protocollo di modifica del vigente accordo sui frontalieri che consente a questa categoria di lavoratori, dal 1 gennaio 2024, la possibilità di svolgere in “remoto”, ovvero in modalità “distaccata” e quindi dal proprio domicilio e senza spostarsi fisicamente oltre la dogana, fino al 25 per cento del tempo totale.

Nessuna criticità
Cosa importante: la prestazione di lavoro in smart working, all’interno di questa soglia appunto del 25%, non ha ripercussioni né sullo Stato legittimato a imporre il reddito da attività lucrativa dipendente né sullo statuto di lavoratore frontaliere. Dunque, una buona notizia: di fatto viene infatti stabilizzata la possibilità per i frontalieri fiscali (sia vecchi e che nuovi) di operare col sistema del telelavoro nella misura del 25% senza avere impatti di natura tributaria.

Status fiscale
«Di fatto non cambia nulla rispetto a ieri» confermano dal sindacato svizzero Ocst (Organizzazione Cristiano-Sociale Ticinese). Ma ripercorriamo in breve lo stato dell’arte. «Il 28 novembre 2023 le autorità di Italia e Svizzera avevano concluso un accordo amichevole sul telelavoro dei frontalieri, valido per gli anni 2024 e 2025. In esso – spiegano dall’Ocst (l’organizzazione sindacale più rappresentativa del Cantone: raccoglie oltre 40.000 associati attivi in tutti i settori e in tutte le professioni) – si pattuiva che i frontalieri fiscali (Comuni di confine con rientro giornaliero) avrebbero potuto lavorare da casa per il 25% del tempo di lavoro senza modifiche nel proprio status fiscale. Gli Stati, quello stesso giorno, si erano poi ripromessi di inserire questa stessa norma all’interno del nuovo accordo sulla tassazione dei frontalieri, di fatto per rendere effettiva tale disposizione a tempo indeterminato. Proprio per fare questo, Italia e Svizzera hanno firmato il protocollo di modifica dell’accordo citato che dovrà ora passare al vaglio dei Parlamenti dei due Stati. Tale processo dovrebbe concludersi entro il 2025 (fino ad allora resterà in vigore l’accordo amichevole). Quindi, come già detto, nella sostanza cambia poco o nulla rispetto a prima».

Nessun salto di gioia
E, allora, nessuna criticità? Per Antonio Locatelli, storico portavoce dei frontalieri del Verbano Cusio Ossola, non è il momento di fare i salti di gioia. «Va bene la firma, ma va tuttavia sottolineato che per l’Italia e i lavoratori frontalieri Italiani non è un successo perché – spiega – se consideriamo che gli altri Stati europei che hanno lavoratori frontalieri hanno ottenuto un accordo che prevede una soglia di telelavoro pari al 40%, ebbene è evidente che i soli penalizzati sono i frontalieri italiani».