Frontalieri, ancora di più in Ticino

La Prealpina - 04/05/2017

Finora ogni iniziativa volta a bloccare l’aumento dei frontalieri in Canton Ticino non è servita e, al massimo, il flusso dei lavoratori italiani residenti nella fascia di confine e pendolari con la Svizzera si è rallentata. Non nell’ultimo anno, visto che la quota è salita di un ulteriore 3,6%.

Lo dicono i dati diffusi dall’Ufficio federale di statistica che ha conteggiato in 64.670 unità il numero di frontalieri operanti nel cantone di lingua italiana a fine marzo 2017, con un incremento dello 0,5% sul trimestre precedente.

Sempre nel primo trimestre del 2017, i lavoratori frontalieri in Svizzera erano 317.821, ovvero lo 0,2% in meno rispetto ai tre mesi precedenti e il 2,8% in più dello stesso periodo del 2016. L’aumento su base annua a livello svizzero è il più basso registrato da fine 2009, mentre in Ticino il segno “più” è ancora abbastanza corposo.

I dati diffusi martedì indicano che il Paese estero che fornisce il maggior numero di lavoratori alla Svizzera è la Francia, con 173.531 frontalieri (-0,8% rispetto a ottobre-dicembre, +2,4% su base annua). Seguono Italia (72.280, +0,6% e +3,9%), Germania (61.731, +0,3% e +2,3%) e Austria (8.259, +0,6% e +2,2%). La principale regione di destinazione è quella del Lago Lemano, in Svizzera francese (117.382), ma i frontalieri non mancano neppure a Zurigo (10.235).

Il primo settore d’impiego è il terziario, con 207.830 lavoratori, quello che ha iniziato a scatenare la ridda di provvedimenti politici volti a bloccarne il flusso, seguito dall’industria che conta 108.082 frontalieri e l’agricoltura con 1.908.

Tornando al Canton Ticino, nonostante un costante aumento, da quando si è superata la soglia psicologica dei 60.000 frontalieri, gli incrementi sono stati limitati. Niente a che vedere col boom di inizio secolo quando si è passati dai 29.000 del 2000, ai 39.000 del 2006 fino ai 53.000 del 2011.

Difficile prevedere cosa accadrà in futuro. Dopo i referendum sulla libera circolazione e “Prima i nostri” forse l’unico modo per bloccare i frontalieri potrebbe essere la chiusura dell’accordo fiscale fra Italia e Svizzera che, negli anni, potrebbe disincentivare i lavoratori italiani.

Tuttavia esso è appeso a un filo anche perché in Italia si andrà a votare entro dodici mesi al massimo e l’accordo dovrà prima essere approvato dal Parlamento. La maggioranza avrà il coraggio di votare un provvedimento particolarmente impopolare alla vigilia del voto?