Franco forte, euro debole: i frontalieri temono il 15 gennaio

La Prealpina - 28/12/2018

I frontalieri hanno segnato con un circoletto rosso la data del 15 gennaio, quando il Tribunale federale svizzero emetterà la sentenza sul ricorso di un’azienda del Canton Giura sulla possibilità di elargire stipendi in euro anziché in franchi svizzeri. Il verdetto potrebbe essere epocale e preoccupante per i circa 25.000 lavoratori varesini che, ogni giorno, fanno i pendolari fra le zone di confine e la Svizzera per andare a lavorare. Il motivo è presto detto: nessuno, con un minimo di senno, vorrebbe ricevere lo stipendio in euro anziché in franchi. Il motivo? Basta vedere l’andamento storico delle due monete.

I conti sono presto fatti con un esempio fatto su un salario di 3.000 franchi. Chi guadagnava quella cifra, con l’introduzione dell’euro avvenuta il 1 gennaio 1999, cambiandoli riusciva a portare a casa 1.850 euro. Col cambio di oggi, invece, quegli stessi 3.000 franchi sono diventati 2.650 euro. Vuol dire un aumento di 800 euro in un ventennio senza, praticamente, fare nulla, ma giocando sulla tendenza del franco forte e dell’euro debole. Se invece quello stesso stipendio del 1999 fosse stato erogato in euro, vent’anni dopo la busta paga sarebbe stata identica, indipendentemente dal cambio fra euro e franco.

La tendenza della valuta elvetica più forte rispetto a quella utilizzata su suolo tricolore, è stata una costante da sempre, prima con la lira e ora con la moneta europea. Certo, rispetto al passato, le fluttuazioni sono meno intense, ma ugualmente ragguardevoli. L’euro è rimasto abbastanza stabile sul franco fino alla fine del 2007 quando, addirittura, aveva aumentato la proprio forza sul conio elvetico rispetto alla sua introduzione di inizio 1999. Poi, però, è iniziata la caduta libera. Il precipizio sfiorò addirittura il cambio 1 a 1 nel 2011. Poi la Banca centrale svizzera pose un limite di 1,20 al cambio e si vissero ancora degli anni di stabilità. Poi il 15 gennaio 2015, l’istituto di Berna pose fine al limite e l’euro tornò a precipitare. Oggi, ironia della sorte, un altro 15 gennaio potrebbe sancire un passaggio cruciale nella storia del cambio fra euro e franco e del lavoro di frontalierato. Stavolta, però, sarebbe in peggio.