Frana, strada ancora chiusa Ora è rivolta al Sacro Monte

La Prealpina - 02/05/2017

«Non ce la facciamo più, abbiamo avuto pazienza, ma i due mesi sono passati e i lavori non sono nemmeno cominciati». Lo sfogo è dei ristoratori del Sacro Monte, in particolare dei proprietari del Montorfano, ristorante che sorge in cima alla via sacra, e del Milano, poco lontano, nel borgo. Due istituzioni per i varesini e per il Sacro Monte. Due locali che non riescono più a sopportare i disagi della chiusura della strada che porta al Mosè: una trentina di metri sbarrati dal 9 febbraio, quando una frana cadde sulla strada, in via del Ceppo, l’ultimo tratto di asfalto prima dell’ascensore, quasi sopra il cimitero del Sacro Monte. Si sono staccati massi e detriti, subito dopo il parcheggio riservato ai residenti e poco dopo la fila di posteggi che costeggia la strada e sono aperti al pubblico (con sosta massima di tre ore nel fine settimana). In febbraio la zona è stata controllata e posta in sicurezza.

Nessuno può passare, per evitare rischi, perché la roccia è quasi a picco sulla strada e si temono altri “sbriciolamenti” se non addirittura piccole frane. Questa la situazione che è rimasta praticamente inalterata in questi tre mesi.

A muoversi sono stati i commercianti e gli abitanti del borgo che i primi di marzo sono stati ricevuti dal sindaco manifestando il disagio dell’unica strada di accesso chiusa, soprattutto per quelle attività, come i ristoranti, che devono facilitare le operazioni di carico e scarico merci. Anche i residenti però hanno problemi, basti pensare ai disagi per portare la spesa. Ora, con la bella stagione e l’apertura del mese mariano, tra poche ore, si moltiplicherà il problema già manifestatosi nelle scorse settimane.

«Abbiamo perduto almeno un terzo dei clienti, in queste settimane e il pomeriggio il bar è praticamente deserto durante la settimana – dice Lara Tedeschi del Montorfano -. Ma non è solo questo il problema, i fornitori tra poco ci abbandoneranno, costretti a fare strade complicate e portare i prodotti in modo complicato».

Va detto che l’amministrazione comunale è intervenuta, rendendo migliore l’accesso delle vie Fincarà e dei Ciclamini: in questo modo, prima dell’ultima curva verso piazzale Pogliaghi, le auto possono scendere fino alla tredicesima cappella e poi risalire sull’ultimo tratto della Via Sacra.

«Sempre più spesso portiamo i clienti che non possono camminare in auto, ma ovviamente non è possibile per tutti – dicono al Ristotrante Milano – e in ogni caso anche il numero di fedeli e turisti ne risente». Le persone anziane o che hanno difficoltà a camminare, devono infatti “scarpinare” lungo via Sommaruga e via Bianchi per risalire verso il santuario: stradine medievali e scale, poiché l’accesso fino all’ascensore poco prima del Mosè è impedito proprio dalla chiusura dell’ultimo tratto di via del Ceppo. Il borgo è spezzato in due, almeno per quanto riguarda la possibilità di accesso. Gli automobilisti salgono fino piazzale Pogliaghi, parcheggiano ma poi devono fare il giro della montagna (proprio del versante a rischio frana) per raggiungere il santuario. C’è la funicolare funzionante e aperta anche domani, 1 maggio. Un vantaggio per raggiungere il borgo. «Le persone con difficoltà motorie sono penalizzate», ribadiscono i ristoratori.

Intanto ieri mattina, nello spettacolo del cielo terso e della neve del 27 aprile a bordo strada, è comparso il cartello che indica il rifacimento della segnaletica orizzontale in piazza Pogliaghi, via del Ceppo, via Monte Tre Croci e via Sommaruga dal 2 al 4 maggio (dalle ore 6 alle 17).

L’assessore ai lavori pubblici Andrea Civati, è consapevole del disagio per la frana: «Stiamo lavorando alla gara di appalto, la situazione è delicata, l’intervento più oneroso del previsto, ci vorrà ancora del tempo prima della riapertura della strada». Ma garantisce anche che, per facilitare gli operatori turistici e i pellegrinaggi organizzati, «amministrazione e Avt sono disposti ad aprire la funicolare anche nei giorni non previsti per facilitare il raggiungimento del borgo da parte di fedeli e turisti».