Fontana: «Mi manca risolvere i problemi dei cittadini»

La Provincia Varese - 17/11/2016

«Mi appassiona essere tornato a fare l’avvocato, ma mi mancano tante cose di quando ero sindaco. Per esempio, mi manca la preoccupazione quotidiana legata al dover risolvere tanti problemi». A raccontarsi è Attilio Fontana, per dieci anni sindaco di Varese. Il quale, domani sera, alle 20.45, sarà al Circolobizzozero di via Monte Generoso 7 per parlare del «dietro le quinte dell’esperienza amministrativa soprattutto nei suoi risvolti umani: emozioni, fatiche, soddisfazioni e delusioni di un uomo alla guida di una città di 85 mila abitanti». L’incontro – che non vuole essere politico e che è organizzato dal Circolobizzozero – si preannuncia molto interessante. All’immagine di sindaco sempre compunto a cui siamo stati abituati forse si sovrapporrà quella dell’uomo, con le sue emozioni e anche qualche debolezza. Avvocato Fontana, vuole anticiparci qualcosa di quello che dirà a Bizzozero durante l’incontro di domani? «No, non mi sembra corretto», dice Fontana, con il rigore che lo ha sempre caratterizzato. Ma noi ci proviamo ugualmente. Ci può raccontare almeno come va adesso che ha lasciato Palazzo Estense? Come stavo bene prima, così sto bene adesso, che faccio un altro lavoro con altrettanta passione e piacere. Nella vita ci sono spesso cambiamenti e una delle cose belle è proprio la possibilità di cambiare. Dio mi ha sempre dato la possibilità di fare cose che mi piacevano. Finito il mandato, tornato nel mio ufficio di avvocato, all’inizio ho avuto poco da fare. Poi sono rientrato nel giro e sono tornati anche gli impegni. Certo, mi capita di andare in giro per la città, di notare le cose che sono da mettere a posto, e di realizzare che non sono più io a doverle sistemare, e mi manca l’impegno quotidiano speso per risolvere i problemi. Cosa le manca di più degli anni in cui era il primo cittadino di Varese? La vita intensa che facevo. Il rapporto con i cittadini. Le possibilità di confrontarmi con i consiglieri e con gli assessori, persone con cui mi sono trovato bene. Mi manca tutto questo, ma senza angoscia, perché sono cose che ho fatto con piacere, così come con piacere adesso faccio altro. C’è un episodio, un momento, che lei porta nel cuore di questi dieci anni passati a Palazzo? Uno no, impossibile citarne uno solo. Ricordo i tanti cittadini che venivano da me a parlarmi delle loro difficoltà economiche e personali. Una cosa bella dell’essere sindaco è vedere i cittadini che ti considerano una persona che fa parte della loro vita. Una persona a cui confidare preoccupazioni e da cui si vuole ricevere un conforto morale. Un momento brutto invece qual è stato? Mi viene più facile ricordare le cose belle. Qualche delusione però l’ha vissuta… Sì, la delusione è stata trovare tanta gente che ha mentito, che ha raccontato cose non vere. Tanta gente che ha tradito per un piatto di lenticchie, queste sono cose che dispiacciono quando sono fatte da persone amiche. Non le manca il suo ufficio con vista Giardini Estensi? La vista dall’ufficio eccome che mi manca, quel Giardino era il mio analista. Prima di esplodere e angosciarmi, guardavo i Giardini Estensi e riuscivo a riacquistare l’equilibrio. Guardava anche i famosi cipressi, quelli che le sono costati qualche grattacapo nell’ultimo periodo del suo mandato? Sì certo, così come guardavo gli alberi di Ottorino Rossi: si vede che quando questa giunta ha deciso di tagliare gli alberi di via Rossi il ragazzo che si è arrampicato sul cipresso era distratto. Tra cipressi e altro, l’ultimo anno del suo mandato è stato quello dove ci sono stati più colpi di scena, o sbaglio? È stato un periodo in cui si è cercato di sfruttare una certa onda per cercare di mettermi in difficoltà. Ma queste cose mi lasciano indifferenti perché evidenziano lo spessore delle persone. Vuole muovere qualche critica all’attuale giunta? No, io ho grande rispetto del lavoro degli altri, non sono tra quelli che vanno a gridare che le cose adesso non vanno bene. Faccio solo un appunto: forse l’attuale giunta dovrebbe riconoscere che certe cose le avevamo fatte noi. Mi riferisco a un po’ di piccole cose che noi avevamo avviato e che recentemente si sono concluse… Ma non ho nessun sassolino nelle scarpe da togliermi, perché non ne sono il tipo. Voltando pagina nel vero senso del termine, lei è un grande lettore, che libro sta leggendo adesso? Hotel Calcutta di Sankar. Un libro che non c’entra niente con il viaggio che ho fatto lo scorso anno in India. Mi era stato regalato qualche tempo fa e adesso ho finalmente il tempo di leggerlo. E il tempo di fare i viaggi lo ha? Certo, sono stato in Irlanda e in Sicilia. Presto andrò in Messico. Avevo detto che alla conclusione del mio mandato avrei viaggiato di più, e sono uno che mantiene le promesse. E chissà se, fra le promesse fatte, c’è anche un ritorno nel campo della politica attiva a favore della nostra città. \