Fondi europei. «Rebus dal 2020» Grido d’allarme della Lombardia

La Prealpina - 03/03/2017

Parla da Varsavia il presidente del Consiglio regionale della Lombardia, Raffaele Cattaneo. E parla in qualità (anche) di presidente della commissione Coter (Commissione europea per la coesione territoriale e il bilancio). «Dal 2020 i fondi strutturali europei diventeranno un preoccupante enigma per la Lombardia e la provincia di Varese». I fondi in questione servono a finanziare, principalmente, le infrastrutture (collegamenti, strade, ferrovie), le politiche del lavoro, le zone geografiche disagiate. Per dirla in opere, la provincia di Varese, grazie a questi contributi europei, ha visto la nascita del collegamento ferroviario tra i due terminal di Malpensa. Per dirla invece in soldoni, dal 2007 al 2013 (periodo già archiviato e finanziato) ha ottenuto 140 milioni di euro per la realizzazione di 37.000 progetti. Dal 2014 al 2020 la dotazione (sia finanziaria, sia di interventi) dovrebbe essere la stessa, se non di più. Ma incombe poi un pericolo. «È stato annunciato – spiega Cattaneo da Varsavia – che successivamente il sistema cambierà e sarà l’Europa a decidere che cosa finanziarie. Un futuro quindi da rebus, almeno fino a quando non avremo chiarezza sui criteri con cui verranno gestiti i fondi strutturali e di investimento europei». La preoccupazione non è campata per aria in quanto la Lombardia è sempre riuscita ad accedere, con buon successo, al “forziere” europeo. E anche qui, il presidente del Consiglio regionale sciorina qualche dato: «Parliamo di oltre due milioni e mezzo di euro dal 2007 al 2013 e di quattro milioni fino al 2020». Dovessero cambiare i criteri e soprattutto non avere, le Regioni, potere concreto d’iniziativa nel portare avanti i progetti, la pioggia di fondi potrebbe trasformarsi in due gocce di passaggio. «Sì, con i criteri attuali stravolti, si aprirebbero tante incognite. Va però precisato ai sindaci che le risorse stabilite fino al 2020 non sono in pericolo». Dunque, un grido d’allarme salito a margine della riunione della commissione Coter.

Commissione dalla quale è emersa l’esigenza di investire di più «per ridurre le disuguaglianze e mobilitare le regioni e le città d’Europa affinché creino opportunità per i cittadini». Tornando quindi al tema delle risorse dell’Europa, è stato evidenziato che il bilancio, da qui al 2020, è di 454 miliardi di euro. «Le regioni e le città dell’Unione europea temono però che l’obiettivo fondamentale della coesione economica, sociale e territoriale possa essere compromesso nel bilancio dell’Unione europea post-2020 che sarà proposto dalla Commissione europea entro la fine del 2017». Cattaneo ribadisce quindi i motivi di questa preoccupazione: «Sono legati a una serie di fattori: in primo luogo l’impatto della Brexit sulla disponibilità di risorse ma anche il tentativo di centralizzare la gestione delle decisioni di investimento dell’Unione europea, di sostituire le sovvenzioni con prestiti e di orientare le risorse verso priorità diverse, quali la migrazione, la gestione delle frontiere esterne o il sostegno alle riforme strutturali». E infine: «Le Regioni e i territori hanno bisogno di investimenti e risorse per rispondere a quella domanda di maggiore sussidiarietà e partenariato che arriva dal livello locale. Stiamo parlando di misure di sostegno necessarie per la tenuta della stessa Europa».