Flavio Radice ai Lincei«Racconto l’impresa»X

Una giornata da ricordare a lungo quella di ieri per Flavio Radice e l’imprenditoria di Busto Arsizio. L’ a.d. della Pietro Carnaghi è stato relatore a Roma sulla cattedra della prestigiosa Accademia Nazionale dei Lincei del convegno “Sviluppo economico, tecnologia, industria per una politica italo-europea.” Nella sede del massimo ente culturale italiano, la più antica accademia scientifica del mondo, si sono dati appuntamento nomi di gran rilievo della scienza e dell’industria che si sono confrontati sulle quattro grandi tematiche proposte dalla Fondazione Edison, promotrice del convegno. Alberto Quadrio Curzio, presidente dei Lincei, Massimo Scaccabarozzi, numero uno di Farmindustria, Jackie Kraftdel centro nazionale di ricerca scientifica francese, Fabio Beltram, già direttore della Scuola Normale Superiore, Marco Fortis, consigliere economico della presidenza del Consiglio,Roberto Cingolani, direttore dell’Istituto Italiano di tecnologia e Massimo Inguscio, presidente del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr) sono alcuni dei personaggi che hanno portato il loro contributo insieme all’imprenditore bustocco che nel suo intervento, svolto rigorosamente “a braccio”, ha raccontato inizialmente la genesi di «un’impresa un po’ speciale con radici molto lontane che risalgono al 1923 con Pietro Carnaghi che iniziò come fabbro». Un inizio che 93 anni dopo è un caso aziendale da raccontare come eccellenza italiana nel mondo. «Abbiamo 52mila metri quadri di tecnologia: nell’azienda di oggi – ha aggiunto Radice – c’è estrema attenzione all’ambiente di lavoro, alla qualità dell’aria che respirano gli operai perché questi non sono un “optional” – ha ammonito – ma un “must”». Da Pietro Carnaghi che nel 1938 mise sul mercato la prima macchina per la trasformazione dei metalli a Flavio Radice che nel 1973 assunse le redini dell’azienda di famiglia: «Puntando alla digitalizzazione innanzitutto: oggi le nostre macchine in giro per il mondo ci dicono in tempo reale cosa stanno facendo e la loro efficienza così da poter intervenire tempestivamente e non interrompere mai la produzione». «Il nostro ufficio tecnico? Il mercato. E il nostro ufficio ricerche? Sempre il mercato – ha svelato Radice – perché è l’utilizzatore che dice all’azienda di cosa ha bisogno e a noi sta il compito del miglioramento quotidiano nel processo produttivo». Nell’apprezzato case-history della Pietro Carnaghi, la fabbricazione dei serbatoi per i razzi Delta della Nasa commissionati dalla Mc Donald Douglas – Boeing.

«Incontrai gli statunitensi nel 1997- ha ricordato Radice – all’inizio snobbarono la nostra tecnologia, pensavano di poter fare tutto da loro. Come è finita? La Boeing ha scelto Busto Arsizio e 33 satelliti geostazionari sono andati in orbita portati da razzi coi serbatoi fatti con le nostre macchine». Oggi la Pietro Carnaghi è un marchio riconosciuto a livello mondiale al punto che la Germania, nazione leader del manifatturiero, ha chiamato l’azienda che ora ha base a Villa Cortese come partner del suo progetto eolico.

«Insieme alla provincia autonoma di Trento è nata la Fly – una sorta di sorella dell’azienda madre – che è diventata la maggiore produttrice di compressori per i motori a lungo raggio degli aerei. Ma le aziende devono anche essere impegnate nel sociale – ha esortato Radice rivolto agli altri imprenditori – e dopo i 10 anni di sponsorizzazione nella pallavolo femminile, abbiamo ora iniziato una collaborazione con un gruppo di chirurghi della mano guidati dal professor Lanzetta che operano nei Paesi più poveri». Perché le aziende oltre che a saper prendere, devono soprattutto imparare a dare.