Fiera Milano volta pagina: nuovi fornitori e direzione Cina

milano Iperprudente? A parole sì. Del resto, dopo la scoppola dell’amministrazione giudiziaria legata a indagini su infiltrazioni mafiose, prudenza è la parola chiave in Fiera Milano Spa e l’amministratore delegato Fabrizio Curci, in carica da settembre, non nega di prendersi del tempo. Il presidente Lorenzo Caprio vorrebbe evitare la concorrenza spietata con altre fiere italiane, strizza l’occhio a Cina ed Estremo Oriente e pone in Curci piena fiducia («apprezzo che non sia arrivato con idee precostituite»). Il colosso espositivo guarda al 2018 per voltare pagina e archiviare i costi straordinari sopportati («qualche milione, si contano in una mano»).

Il pranzo di Natale con la stampa, tra le prelibatezze di Carlo Cracco, è l’occasione per fare il punto dopo una fortunatissima edizione di Artigiano in Fiera con gente venuta dall’estero e dalla Sardegna con valigie vuote da riempire di acquisti. «Se l’economia cresce, cresciamo anche noi – rivela Curci, già responsabile del brand Alfa Romeo in Fca – L’azienda è sana, abbiamo rinnovato quasi tutti i fornitori, abbiamo chiaro quanto dovremo fare. Ci muoviamo all’unisono con il settore industriale, coinvolgendo i buyers di tutto il mondo. Qualcosa di buon avverrà: Fiera deve essere sistema di attrazione».

Nessuna anticipazione, il suo motto è “devi fare quello che dici”, così preferisce prima decidere e poi raccontare. Ma di una cosa è certo: «Il miglior effetto di Expo è quello che vediamo adesso, la deprovincializzazione del Paese. I piani per l’area sono straordinari, spero che li realizzino presto».

La Spa è in fase di cambiamento: «I numeri li comunicheremo. Il cambio di governance è importante, compriamo e vendiamo tanto, guardiamo al futuro in modo diverso da prima». Fieramilanocity non sarà abbandonata, il centro congressi è perennemente utilizzato, si accolgono Smau, Giocare e “Tempo di libri”. «Quest’ultima non la si può paragonare a fiere attive da 30 anni, è partita bene, sarà riproposta in città e non a Rho, nel mese di marzo. Dobbiamo darle tempo di crescere», chiarisce Curci. Di un salone dell’auto non sente la mancanza: «A me – dice l’ad, che ha visitato il Motor Show di Bologna – le auto piace guidarle, non guardarle. Eicma esiste, Autoclassica pure. Non c’è bisogno di un’esposizione di auto. Altri l’hanno costruita in maniera intelligente, bisogna rispettarlo. Fiera deve essere agorà e generare business portando compratori: bisogna avere le idee giuste e intercettare l’interesse di chi viene a esporre. Non vedo spazio per mille eventi».

Punto di forza di questo 2017 è stato il recente Host, «bell’esempio di Far East venuto da noi»: «Su scala internazionale ci si deve muovere con calma e freddezza. Ci sono cose che vale la pena fare e altre no. Il salone del mobile di Shanghai è modesto rispetto al nostro. Ma in Cina stanno creando città dal nulla, Pechino sta ritrovando la sua mission. Occorre cogliere le vere opportunità. Il tessuto italiano è fatto di pmi, servono una sana dose di coesione e il dialogo con produttori grandi e piccoli. I servizi da offrire devono essere ritagliati su di loro. E c’è tutto il mondo digitale da considerare». La svolta sta per iniziare.