Fiab: «In Valmorea meglio la ciclovia del treno»

La Prealpina - 25/01/2023

Treno o bicicletta? Quando si parla di Valle Olona il braccio di ferro si ripete. E in tempo di crisi energetica è un controsenso. Con l’inizio della primavera dovrebbe essere completato il tratto di ciclovia che dalla Folla di Malnate arriva al confine svizzero seguendo il tracciato della Ferrovia della Valmorea. Una manciata di chilometri sui circa 35 complessivi. Per terminare l’intero percorso che parte da Castiglione Olona e va sotto il nome di Ciclovia della Valle Olona, mancherà a quel punto solo il tratto intermedio Castiglione-Folla per il quale si sta ancora definendo il progetto, ma che rientra nel Piano Regionale della Mobilità Ciclistica, sigla Prmc, del 2014, ma di cui si parla in Provincia dal 2006.

Tempi lunghi, dunque, per le solite ragioni burocratiche, finanziarie, politiche: 12 anni (al momento) per una pista ciclabile contro 2 d’inizio Novecento per la linea ferroviaria. In vista delle elezioni regionali (e per il presidente della Provincia), Fiab Varese Ciclocittà rilancia alla Lombardia l’appello per modificare il tracciato che dal Molino del Trotto di fondovalle risale «con pendenze impegnative a Ligurno di Cantello» per poi «ridiscendere con pendenza altrettanto ripida al valico di Gaggiolo, dove al ciclista sarà anche inflitta, quindi, una sgradevole promiscuità con il traffico motorizzato di confine». Una modifica significativa rispetto al progetto originario «in parte adiacente ai binari della vecchia ferrovia, in piano, lungo il torrente Lanza e senza interferenze con la viabilità ordinaria» che «costituiva una valida proposta sia per il cicloturismo internazionale (connessione a Mendrisio con la rete ciclabile nazionale Svizzera) sia per la mobilità casa-lavoro dei frontalieri che gravitano nella zona industriale di Stabio». Secondo l’associazione presieduta da Leonardo Savelli, «si tratta di un ripiego peggiorativo, che depotenzia l’attrattività dell’intera ciclovia rispetto all’ambizione di proporsi come offerta di eccellenza per la ciclabilità tra il Nord Milanese e la Svizzera, passando dal Varesotto». I motivi del cambiamento di programma risiederebbero nel fatto che «la mancata, formale dismissione del tratto di ferrovia a nord di Folla di Malnate ha impedito la coesistenza tra binari e ciclabile nel tratto di valico italo-elvetico in località Santa Margherita». La burocrazia, insomma, ancora e sempre lei, anche se qui c’è qualcosa in più: l’idea, sostenuta da una petizione di cittadini e amministratori locali, ma avversata dalle autorità ticinesi, di riattivare l’intera linea ferroviaria di 36 chilometri (l’estate scorsa, la Regione ha stanziato allo scopo 10 milioni di euro, in apparenza contraddicendo l’appoggio garantito dal Prmc) utilizzando in buona parte lo stesso sedime della ciclovia. «Stante l’attuale situazione tecnica e normativa – si sostiene nella lettera- è evidente e ineludibile la scelta di privilegiare qualità e continuità della ciclovia anziché mantenere in vita i vincoli tecnici e normativi di una linea ferroviaria della quale è improponibile la riattivazione, con le modalità del passato, in funzione di ferrovia turistica e di trasporto pubblico locale».