Federalberghi: «È ora di rilanciare il nostro scalo»

La Prealpina - 26/04/2017

 

«E ora pensiamo a un vero rilancio di Malpensa»: Frederick Venturi, presidente di Federalberghi Varese, guarda con un misto di preoccupazione e speranza all’affaire Alitalia. Perché se è vero che da tempo il Varesotto ha imparato a fare a meno della ex compagnia di bandiera, «purtroppo si possono fare dei danni anche in questa fase. Danni al territorio, certo, ma al Paese in generale, visto che potenziare Malpensa significa potenziare l’economia nazionale». Però, sembra dire il numero uno dei gestori di hotel della provincia, c’è qualcuno che si ostina anche adesso a non capirlo. Il no dei lavoratori al piano di salvataggio di Alitalia per Venturi è anche «l’occasione per rilanciare davvero il nostro scalo, che viene premiato dal mercato. E un’azienda dovrebbe seguire il mercato, non la politica. Ora non penso ci siano molte scelte: si andrà al commissariamento e poi al fallimento, non vedo molte prospettive per salvare il gruppo. Dispiace, e anche molto, per i posti di lavoro che si perderanno, ma ai tempi nessuno pensò alle perdite pesantissime per la nostra zona».

Il pensiero va al dehubbing del 2008, con l’addio al quartier generale tricolore in brughiera che rischiò di far crollare un intero sistema e portò un brusco arresto degli arrivi internazionali. Anche nelle stanze d’albergo. «Oggi Alitalia varrà anche solo il 2 per cento per il nostro aeroporto, ma ci sono ancora tante questioni che possono nascondere delle insidie – continua il presidente dell’associazione di categoria -. Il problema è capire il ruolo di Linate, che assorbe ancora il 60/70 per cento degli slot: l’ideale sarebbe lasciarli liberi e girarli su Malpensa. L’ostacolo, si è sempre detto, era Alitalia: ma questo ostacolo sta per essere superato, con la prossima liquidazione che porterà alla chiusura definitiva. Nel piano industriale bocciato dai dipendenti si prevedeva una ricapitalizzazione di due miliardi: ma siamo realisti, chi mai potrebbe portarli ora? Non i soci che hanno già detto no, non il Governo perché sarebbero aiuti di Stato. A meno di colpi di scena imprevedibili, lo scenario è segnato.

Tornerà sulla bilancia il rapporto fra i due scali: io penso che Linate debba essere il city airoport d’élite che serve praticamente solo la città di Milano con non più di dieci milioni di passeggeri. Il resto deve andare a Malpensa. Ribadisco, il beneficio sarebbe per tutta l’Italia, è una follia decidere ancora di affossare questo rilancio e puntare su Roma e Linate».

L’accusa è chiara: chi ignora la brughiera per logiche politiche ignora anche il business, che dovrebbe essere l’unica destinazione possibile.

«Malpensa sta crescendo a ritmi spaventosi anche senza Alitalia e questa è la dimostrazione che il mercato va in quella direzione – aggiunge l’albergatore -. Questa per noi è una grande occasione, non dobbiamo sprecarla: molti criticano da tempo il piano di salvataggio Alitalia perché irrealizzabile. In pratica sposta solo il problema in là di due anni. E poi ci troveremmo comunque in difficoltà con i conti: tutti questi piani che si ostinano a rilanciare Roma e Linate si sono rivelati un fallimento. Davvero si vuole continuare su questa linea?».