Farioli, storia di un sindaco spericolato

La Provincia Varese - 05/05/2016

di Gigi Farioli* L’incrocio affascinante tra storia e cronaca che in questi giorni ho spesso avuto modo di ricordare trova il punto più alto nell’essere sindaco di una città. Sì, negli ultimi dieci anni la mia storia personale e il mio quotidiano si sono profondamente intrecciati con l’essere parte della comunità bustocca. Dieci anni: tanti, brevi o interminabili, nella vita di un individuo; pochissimi, significativi o ininfluenti, nel cammino di un popolo. Dal maggio del 2006 ad oggi, ho avuto il dono, la grazia, il riscontro di essere sindaco della città che amo, che mi ha dato i natali, in cui mi è nata la passione per la politica e l’entusiasmo per la vita pubblica. In questi dieci anni sono cambiati il mondo, la società, le istituzioni. Ho combattuto ogni battaglia. Mantenuto la “fede”. Non ho terminato la corsa. E’ stato un continuo alternarsi di speranze e disillusioni. Al mito della crescita costante è subentrata una crisi epocale, con pesanti ricadute sulle prospettive e sulla psiche di singoli, famiglie e comunità. Oggi, guardandomi indietro, più che perdermi nell’arido rendiconto di attività e passività, costi e benefici, mi sento di rendere grazie. Grazie ai concittadini, ai collaboratori, alle associazioni sociali, economiche e culturali, a quella meravigliosa rete con cui abbiamo saputo resistere, progettare, ideare e costruire. Abbiamo consolidato un sistema educativo e formativo, in un sano mix pubblicoprivato che, primo in Italia, ha raggiunto gli “indici di Lisbona” e che offre ai giovani, non solo bustocchi, un panorama di scuole superiori d’eccellenza e talvolta uniche nel panorama nazionale, che ha saputo restituire alla fruibilità villa Calcaterra, oggi Casa del Cinema, l’ex municipio di Borsano oggi Casa della Salute, villa Ottolini e il suo parco, oggi Casa della Musica. Che ha saputo rilanciare in un sano mix di divertimento, competizione, professionismo, formazione tante perle non solo per sport (Agorà della scherma, palaYamamay, palaChierichetti, palaCastiglioni, palaBisterzo, Casa della boxe, Accademia del judo…), ma che soprattutto ha aumentato percentualmente le risorse impiegate nel sociale e, in partnership con il Distretto del Commercio e non solo, saputo garantire oltre 100mila ore di lavoro per persone momentaneamente ai margini del mercato del lavoro o che non vi erano ancora entrate. Certo, rimangono le amarezze, i crucci, i limiti, le difficoltà che a volte fanno sembrare impotenti. Ma rimane anche la consapevolezza che lasciamo a chi vorrà raccogliere il testimone una Città e un’Amministrazione che, oltre che diminuire il debito, garantire i servizi, hanno avuto una certificazione internazionale di solidità economico-finanziaria che lascia ampia possibilità di scelta e di investimento. Oltre a progetti, idee e metodi che hanno saputo porre Busto al centro delle dinamiche di sviluppo. Ri-legando economia e società. E soprattutto una rete pubblico-privata, un patrimonio a Busto e non solo (Alassio, Aprica), in cui la sostenibilità da vincolo si è trasformata in fattore di sviluppo, di crescita e di inclusione.