Farioli, l’unico che può farcela

La Prealpina - 14/02/2018

A dar retta ai sondaggi, un solo bustocco si presenta ai nastri elettorali con la possibilità di strappare il pass per il parlamento. Anche per lui l’impresa non è semplice, ma il posizionamento al terzo rigo del listino plurinominale di Forza Italia per il Senato gli consegna discrete chance. Speranze concretizzabili solo se il simbolo berlusconiano farà il pieno di voti e se la coalizione di centrodestra supererà la fatidica soglia del 40 per cento, quella che distribuisce premi di maggioranza in quantità.

Gigi Farioli, per due volte sindaco, già consigliere regionale e ora assessore a sport ed educazione, la città può davvero puntare solo su di lei?

«In vita e in democrazia nulla è certo. Però obiettivamente, tenendo conto di questa legge elettorale, credo di trovarmi in una posizione interessante, nella quale non sarebbe una sorpresa se finisse in un modo o nell’altro».

Intanto però per Farioli lo spiraglio c’è, giusto?

«Sì e di questo ringrazio il partito che mi ha scelto fra i suoi rappresentanti territoriali accanto ad esponenti della società civile. Un’investitura che mi riempie di orgoglio e pure di responsabilità».

Le elezioni sono il suo mondo. È carico?

«Confesso che mi sarebbe piaciuto cimentarmi in una competizione più legata a logiche di preferenza. Ma darò tutto quello che ho affinché la lista di Forza Italia abbia i risultati che merita. Lo farò con spirito di servizio».

Approdare a Roma sarebbe davvero il coronamento del suo percorso politico?

«Finora ho avuto la fortuna, l’orgoglio, la grazia e il dono di soddisfare la passione politica in diversi ruoli, sempre con al centro la mia città. Ora potrebbe esserci un felice completamento e, con ambizione e umiltà, ce la metterò tutta. Consapevole che la cosa è possibile ma non certo facile».

Se eletto, smetterebbe di fare l’assessore?

«Mi sembra prematuro. Vediamo che accade, in ogni caso il giorno dopo sarò ancora qui, pronto a rimettermi a fare con energia quello per cui sarò chiamato. E le successive scelte non dipenderebbero comunque solo da me».

Sente Busto vicina?

«Sento la stima di moltissimi al mio fianco. Sento anche una città consapevole di voler avere un proprio rappresentante in parlamento. Mi rendo però conto che il nemico da battere, oggi più che mai, sarà l’astensionismo di chi ha perso la speranza, specie fra i giovani».

Come farà a convincere tutti da qui al 4 marzo?

«Con la mia passione, animata dallo spirito di servizio. La data del 4 marzo riporta a una bellissima canzone di Lucio Dalla, ma in questo caso la soluzione non è un bell’uomo che viene dal mare, ma la spinta sulla buona politica, in grado di sventare la sindrome di Telemaco, che lascia Penelope a fare e disfare inutilmente la tela e i proci a dominare facendosi gli affari loro».

Resta un ostacolo: convincere chi vuol votare lo juventino Farioli a mettere la croce su una lista che premierà anche il milanista Adriano Galliani. Come farà?

«Spiegando che Galliani, oltre che milanista, è un imprenditore e manager capace, espressione di quella società civile che è parte indispensabile di un centrodestra che ha ritrovato il vento in poppa. Ripeto, sono fiducioso, ambizioso, umile e non certo illuso. Tutto è possibile. Comunque finirà io sarò il Gigi di sempre, con la mia Busto nel cuore».