«Faccio mattina creando abiti per signore»

Ai nottambuli varesini sarà capitato di vedere in via Ferrari, a due passi dalla statua del Garibaldino di piazza Podestà, le luci accese alle due o alle tre del mattino alle finestre del numero 2. «Tailor at work» si potrebbe leggere sulla porta dell’atelier di Stefano Farè, 47 anni a maggio, sarto per signora – per dirla con Feydeau – al lavoro notte e giorno per confezionare rigorosamente a mano abiti da sposa, giacche, tailleur, bomber e tutto quanto le varesine desiderano per essere belle.

Stefano taglia, imbastisce, cuce, sceglie colori e tessuti, inventa abbinamenti e riscopre capi di mode passate, e con lui spesso fa notte Ciro, il gatto della vicina di ballatoio nella vecchia casa di ringhiera rimessa a nuovo. Finito “il turno”, inforca la bicicletta e ritorna a casa, a Bosto, nella dépendance della villa che fu dello scrittore Guido Morselli, dove suo nonno curava il giardino. Padre varesino e mamma di Assisi, Stefano Farè ha conservato la parlata umbro toscana perché là trascorreva le vacanze e poi, dopo il liceo artistico frequentato a Varese, si stabilì nella casa dei nonni e imparò il mestiere nella bottega di sartoria Monelletta. Sette anni a disegnare e tagliare abiti, fino al terremoto del 1997 e alla vendita della casa avita, con conseguente ritorno a Varese, impiego da Basic in via Medaglie d’Oro poi in corso Matteotti, e successiva apertura di un primo laboratorio personale in via San Pedrino. Il suo atelier di via Ferrari a Varese è un porto di mare, perché Stefano ha un consiglio per tutti e davanti a un caffè o a una coca cola si parla di moda e modi, si spettegola delle signore varesine e delle loro piccole manie, si sogna e si fantastica su sfilate da realizzare nei cortili del centro storico, di capi da reinventare attualizzati. «Ora sto pensando di tenere qui alcuni capi già pronti e non soltanto confezionare quelli richiesti di volta in volta. Lavoro ne ho parecchio ma sono solo, è difficile trovare brave assistenti che abbiamo talento e passione. Cosa chiedono le signore? Si ispirano alla nuova first lady americana, Melania Trump, pulizia e rigore, gonna di lunghezza al ginocchio. Altrimenti capi molto colorati sul modello di Gucci», spiega Stefano, mentre prova un abito zafferano alla modella Chloe.

«Mi piace sempre sperimentare cose nuove, ora prendo spunto dalla moda di Los Angeles, mischio tessuti d’arredamento con quelli felpati, disegno bomber e pantaloni unisex, giubbini militari che le donne magari abbinano all’abito da sera. Mantengo soltanto due o tre toni, bianco, blu, nero e a volte oro. Le spose invece mi chiedono abiti in pizzo trasparente per far intravvedere i tatuaggi».

Stefano Farè reinventa anche capi del passato, adattandoli all’uso quotidiano, come ha fatto lo scorso anno con il poncho e il tabarro e ogni tanto, a tempo perso, confeziona meravigliosi gilet per uomo e disegna gioielli di bigiotteria.

«La fantasia progredisce di notte», ama ripetere, «e se non finisco un capo come dico io, faccio volentieri mattina».