Facciamo rinascere il tessile di casa nostra

Da tempo nelle città si sta assistendo al fenomeno per cui, la chiusura di negozi storici, anche in pieno centro, ha provocato l’arrivo di una sfilza di grandi marchi e di catene internazionali. Un bene? Un male? Chissà: di certo il rischio è di creare dei centri storici “fotocopia”. Il sogno di Andrea Rossi, manager dell’azienda varesina Magir (Alan Red) è invece che «al posto della prossima Casa del Disco che chiuderà, con tutto il rispetto di chi ne ha preso il posto, possa insediarsi un negozio, dove si mettano insieme tre aziende varesine: chi produce camicie, chi cravatte, chi giacche». E’ solo un esempio, ma dà il taglio dell’abito su cui il neo presidente dell’area Fashion di Aime, l’Associazione imprenditori europei di Varese, vuole modellare le iniziative del suo mandato.

L’obiettivo di Rossi è quello di aiutare altre aziende prealpine nel percorso virtuoso intrapreso da Magir, dove lavora da 1989. Qui, dalla produzione conto terzi si è infatti passati alla creazione di un marchio aziendale (Alan Red, appunto), si è sviluppato l’export e la linea moda donna, mentre l’ultima idea è stata l’apertura di venti corner all’interno di altrettanti Coin. Si è investito anche nella vendita e, finora, con successo: «Il tessile – ha affermato Rossi – è un’industria storicamente radicata nel Varesotto, ma sta soffrendo a causa delle importazioni a basso costo dai Paesi lontani. E’ un fenomeno inevitabile, come i centri commerciali, quindi bisogna combattere su altri fronti, a partire dalla qualità. Bisogna diventare più moderni e grazie al network multisettoriale, snello e poco costoso di Aime, si possono sviluppare progetti interessanti: dal w-sale, all’opportunità delle aziende produttrici di debuttare nel retail».

Altri due progetti che presto saliranno in passerella, riguardano l’organizzazione di stage multi-azienda per ampliare le opportunità di lavoro sia per i giovani che per le aziende e la valorizzazione dei centri storici, come ha ricordato Graziella Roncati Pomi, attraverso uno zoccolo duro di commercianti che proponga idee ed eventi innovativi. «Vogliamo mettere allo stesso tavolo – ha sottolineato Gianni Lucchina, segretario generale di Aime – le aziende che vanno dalla produzione alla commercializzazione per promuoverne i progetti».

Ma anche per portare avanti le istanze presso le pubbliche amministrazioni: «Per esempio – ha affermato il presidente Armando De Falco – ci piacerebbe che i soldi incassati per gli oneri di urbanizzazione della grande distribuzione, vengano destinati a migliorare l’arredo urbano, i parcheggi e il decoro del centro storico».