Expo Milano – La città delle nuove aziende

La Prealpina - 03/05/2021

Il primo maggio 2015 si inaugurava l’esposizione universale che in sei mesi avrebbe catturato 21 milioni di visitatori. Il primo maggio 2021 si sono intitolate le prime strade di Mind, il Milano innovation district, cittadella di ricerca e innovazione, che rappresenta il futuro della città e dell’intero Paese. Qui, oltre ad attrarre scienziati da ogni parte del mondo, ci si prepara ad accogliere imprese e multinazionali che hanno deciso di portare alle porte di Milano la loro casa madre. Lendlease, gruppo internazionale leader nel settore del real estate, sta procedendo con le demolizioni per fare spazio a Village e West Gate, ma si occuperà anche di realizzare, dall’altro lato del Decumano, il futuro Campus dell’Università Statale.

«Più che demolire, stiamo decostruendo – spiega Andrea Ruckstulh, volto di Lendlease per l’Italia – visto che recuperiamo il 98 per cento dei materiali. Mind sta attirando molte imprese, perché qui c’è una visione globale che si integra con uno sguardo locale. Tanti operatori della zona e anche grandi aziende internazionali vogliono insediarsi in Mind». Il Village sarà pronto nel 2022, i cantieri sono avviati. West Gate, di fronte ai sedici piani del nuovo ospedale Galeazzi, accoglierà numerose realtà imprenditoriali e start-up.

«Qui comincia il futuro»

 

«Guardo a questi cantieri, al lavoro incredibile di rigenerazione urbana che è stato fatto; alle somme importanti che sono state investite, alle sinergie tra pubblico e privato messe in campo e mi convinco che questa è l’Italia del futuro – ha dichiarato sabato il presidente del Senato , Elisabetta Casellati, inaugurando viale Decumano e viale Rita Levi Montalcini -. Penso alle tante eccellenze nazionali che qui potranno trovare una nuova casa; alle strutture per le giovani start up, agli edifici residenziali e agli spazi congressuali, espositivi e ricreativi che saranno realizzati. Progetti che renderanno questo distretto un vero e proprio ecosistema del progresso e dell’innovazione. Sono queste le idee, i modelli, da cui trarre ispirazione per iniziare a rigenerare l’Italia. Sono questi i piani di investimento che ci suggeriscono cosa fare per gestire al meglio le risorse del recovery fund nell’edilizia scolastica, negli ospedali, nella riqualificazione delle aree urbane e dei territori o nel potenziamento nelle vie di collegamento. Opere fondamentali per superare la crisi economica e garantire crescita, sviluppo, competitività e lavoro». Infine ha aggiunto: «Questa è la strada che, dopo il dolore e i sacrifici della pandemia, può davvero farci tornare a guardare le stelle e guidarci verso un nuovo rinascimento».

Il capitale umano

«Sei anni fa – ha ricordato il sindaco di Milano, Giuseppe Sala, allora uomo chiave di Expo – ce l’abbiamo fatta con impegno e dedizione. Ora quell’esperienza virtuosa si può ripetere, guardando come obiettivo alle Olimpiadi del 2026». Da lui e dal presidente della Regione, Attilio Fontana, la consapevolezza che traguardi importanti si raggiungono unendo le forze di pubblico e privato. Sta a Giovanni Azzone, alla guida di Arexpo, società proprietaria delle aree, ricordare che «quel che conta è anche il capitale umano». HT e Fondazione Triulza sono presenti nell’area per tenere le scienze della vita e le sue declinazioni concrete ben presenti.

Marco Simoni: «HT corre verso i 100 scienziati e arriverà a mille»

Quaranta scienziati già attivi, una sessantina in arrivo entro fine anno. Human Technopole prende vita e attende nuovi macchinari per le ricerche. Ora ha un indirizzo, viale Rita Levi Montalcini, che riempie di orgoglio la Fondazione.

Marco Simoni, da quasi tre anni alla guida di HT, quante persone sono già all’opera?

«Più o meno 150. Gli scienziati sono una 40ina e crescono in continuazione. Siamo nati nel 2018 con zero metri quadrati e zero dipendenti, adesso le cose sono ben diverse. Abbiamo strutturato la Fondazione e curato la parte amministrativa e quella scientifica. Per tre anni avremo cento ricercatori in arrivo ogni anno. Alla fine avremo spazio per mille persone: scienziati, tecnici ed esperti di formazione perché il centro è aperto e già realizza corsi on line aperti all’esterno. Abbiamo la dimensione, anche finanziaria, di una piccola-media università e siamo al servizio del sistema scientifico nazionale ed europeo».

I nuovi laboratori sono pronti? Come vi state organizzando?

«Un anno fa è nato un grosso gruppo scientifico, ora sono a nostra disposizione gli edifici accanto a Palazzo Italia, che è invece dedicato solo a esperti computazionali. I padiglioni sono sperimentali, l’ultima struttura ci è stata consegnata dieci giorni fa. Ora siamo in fase di allestimento, i primi laboratori apriranno nei prossimi giorni, tutte le strumentazioni vanno tarate, sono di ultima generazione. Non è come girare una chiave per accendere il motore di una macchina. Sono necessari tecnici specializzati, perché dobbiamo essere in grado di accogliere utenti esterni».

Gli scienziati arrivano dall’estero. Sono italiani che tornano a casa?

«Per il 70 per cento il personale scientifico proviene dall’estero, ma una metà sono italiani che rientrano da poli di ricerca in diversi Paesi. Abbiamo dieci nazionalità e stanno crescendo. Qui si parla in inglese e le persone arrivano da Stati Uniti, Giappone, Portogallo, Inghilterra, Francia, Germania, Grecia e Croazia».

Su quale campo vi concentrate?

«Nostro scopo è innalzare la ricerca e offrire nuovi strumenti in collaborazione con altre realtà. Lo studio più simbolico è legato a un data base fantastico, costruito in Molise, negli ultimi 20 anni. Sono stati raccolti dati biometrici su 25mila persone. Lavorando con big data, esamineremo le combinazioni genetiche sfruttando i dati nella loro complessità, valorizzando la ricerca con tecnologie nuove».

Ovvero?

«Analizzare il corredo genetico degli individui consentirà scoperte importanti. Potremo capire se un certo corredo genetico aumenta la possibilità di contrarre determinate patologie, si tratta di medicina di precisione che genera diagnosi e terapie preventive per consentire alle persone di non ammalarsi. È solo un esempio. HT comprenderà tutte le ricerche di biologia umana basata su big data studiando dati genetici e biologici».

Dovrete costruire anche Palazzo Italia 2. A quando i cantieri?

«Siamo a metà strada rispetto agli spazi a disposizione. La gara è stata fatta, è in corso, a breve vedremo i lavori ma dobbiamo attenerci alle regole del pubblico. Tutto sarà pronto fra 3-4 anni. Intanto è partita la sfida di costruire un centro internazionale. Ne sono orgoglioso, quando sono arrivato, nel giugno 2018, nell’area non era nemmeno possibile arrivare con la macchina, mi facevo 1,5 chilometri a piedi. Adesso il centro è in funzione e cresce. Il tutto con in mezzo un anno di Covid».