Evasione fiscale, condannato Giovanni Castiglioni

La Prealpina - 11/12/2018

Il pubblico ministero Luca Petrucci ha chiesto una condanna a due anni di reclusione per evasione fiscale negli anni 2013 e 2014. I difensori di mister MV Agusta, ovvero Giovanni Castiglioni, hanno chiesto l’assoluzione dell’imputato. E alla fine, nel primo pomeriggio di ieri, il giudice monocratico Cristina Marzagalli ha deciso per la condanna del presidente dell’azienda che produce motociclette alla Schiranna, ma ha deciso di ridurre la pena a un anno e due mesi di carcere, dopo aver concesso a Castiglioni le attenuanti generiche.

La pena è sospesa, naturalmente si tratta della sentenza di primo grado e almeno un altro processo ci sarà di sicuro, ma se la sentenza dovesse un giorno diventare definitiva, l’imputato dovrà fare i conti con due misure interdittive aggiuntive: il divieto di svolgere attività imprenditoriale per sei mesi e il divieto, per un anno, di avere rapporti con la pubblica amministrazione, sempre nell’ambito dell’attività imprenditoriale.

Unico motivo di consolazione, per Castiglioni e per gli avvocati Elisabetta Brusa e Cristina Caraccioli, la decisione del giudice per quanto riguarda la confisca di quel che era stato messo sotto sequestro. Da un’abitazione dei Castiglioni sul Montello la Guardia di Finanza aveva portato via due Ferrari, una Mercedes e una motocicletta MV Agusta, ma il giudice Marzagalli ha disposto la confisca di una sola Ferrari e la restituzione all’imputato di tutto il resto del “parco mezzi”, stabilendo inoltre che dal valore della supercar incamerata dallo Stato sia detratto quel che Castiglioni sta versando al fisco italiano a rate per riportarsi “in pari” (la cifra dovuta è più o meno di 350.000 euro).

Il cuore del processo consisteva nella risposta a una domanda semplicissima: in quegli anni Castiglioni viveva in Svizzera, come sostengono le sue dichiarazioni dei redditi compilate con l’applicazione di un’aliquota del 30 per cento, o invece viveva in Italia, a Varese, in una bella villa sul Montello, con la conseguenza che la sua aliquota sarebbe dovuta essere progressiva e superiore al 30 per cento? E la risposta del Tribunale per ora è stata favorevole alla Procura e alla Guardia di Finanza: sulla base della sentenza, si può dire infatti che Castiglioni all’epoca abitava fittiziamente in Canton Ticino, allo scopo appunto di sfruttare la “fiscalità privilegiata” elvetica per pagare meno tasse.

Nel corso della sua requisitoria, il sostituto Petrucci, che ha seguito personalmente il dibattimento, come capita di rado quando il Tribunale è in composizione monocratica, ha detto che «la residenza in Italia di Castiglioni dal punto di vista fiscale è stata provata nel corso del processo sia dai documenti prodotti sia dai testi ascoltati in aula. Ed essendo la Svizzera un paese fiscalmente privilegiato, doveva essere la difesa a fornire prova contraria, a dimostrare che interessi economici e relazioni personali dell’imputato erano in Svizzera, cosa che certamente non ha fatto». Per la pubblica accusa Castiglioni si guadagnava di che vivere lavorando solo in Italia, abitava a Varese con la famiglia perché aveva tra l’altro cibo fresco nel frigorifero quando la Gdf gli fece una “visita” nella villa sul Montello, e inoltre i suoi figli andavano alla Scuola Europea. Mentre la difesa ha insistito sul fatto che quello e un altro accesso della Finanza avvennero nel 2016, due anni dopo la presunta evasione fiscale e la presunta invenzione di una residenza svizzera. «Il dottor Castiglioni vive all’estero dal 2007 – ha detto l’avvocato Brusa -, ha moglie, suoceri e figli svizzeri. E come ha dovuto ammettere la stessa Guardia di Finanza non ha un medico di base in Italia dal 2003, dato che paga le tasse al di là del confine e utilizza il sistema sanitario elvetico».