«Europa e Governocosì non funziona»

Orsini e Grassi uniti nel chiedere strategie di lungo periodo

Hanno ritrovato unità intorno alla figura di Emanuele Orsini, gli industriali italiani, e ora sono di nuovo in campo per difendere la manifattura, chiedere di poter lavorare a pari condizioni dei concorrenti di altri Paesi e bacchettare governo e Unione Europea, incapaci di mettere in campo una strategia di sviluppo di lungo periodo. Sono esattamente sulla stessa lunghezza d’onda Emanuele Orsini presidente nazionale di Confindustria e Roberto Grassi, numero uno degli imprenditori varesini. Lo si è visto ieri durante l’assemblea annuale di Confindustria Varese, andata in scena tra i capannoni di MV Agusta Motors. Una scelta, naturalmente, non casuale: una azienda storica della provincia, che si è imposta sui mercati mondiali e che ha saputo attrarre investimenti dall’estero. «Vogliamo rimettere al centro la manifattura», il messaggio chiave emerso dall’assise di ieri.

Governo in ritardo
«Il piano transizione 5.0 del governo deve essere ripensato», ha detto chiaramente Grassi dal palco. «Così come è stato impostato non funziona – ha proseguito – Con gli attuali orizzonti temporali non è di supporto allo sviluppo del sistema industriale. Siamo rimasti almeno 6 mesi in attesa dei decreti attuativi, che solo ora stanno iniziando ad uscire. Abbiamo perso tempo ed è evidente che in questo modo non potremo che dar vita, al massimo, a un riammodernamento delle nostre fabbriche. Abbiamo bisogno di molto di più». «È ovvio che negli ultimi tre trimestri gli investimenti sono diminuiti – ha aggiunto anche, Emanuele Orsini – Primo perché industria 4.0 andava verso la fine e perché i tassi d’interesse sono ancora alti. La verità è che industria 5.0 non è arrivata al suo compimento. Una misura che sarà vigorosa. Non possiamo pensare di avere misure che non sono strutturate a cinque anni per fare gli investimenti. Per dare un incremento di produttività abbiamo bisogno di misure a lungo termine».

Richiamo all’Ue
Non è solo il governo ad essere sulla graticola. Gli industriali guardano anche a Bruxelles con qualche preoccupazione. «Abbiamo bisogno di una politica industriale europea – ha ribadito con forza il presidente Orsini – Il che significa, ad esempio, che non ha senso lo stop ai motori termici nel 2035, perché per noi significa mettere a rischio 70mila addetti. Non è più possibile avere politiche contro l’industria». Tanto più che anche durante la campagna elettorale nessuno ha messo l’industria al centro dei dibattiti. «È stata una tornata elettorale in cui ci siamo spesso smarriti in dibattiti che hanno avuto più a che fare con il confronto nazionale – ha detto Grassi – che non su idee per politiche di costruzione di una nuova Europa. E in cui, ancora una volta, non si è tenuta in debita considerazione la centralità dell’impresa nella creazione di benessere nei nostri Paesi».

Dialogo con Jrc
E proprio da Varese giunge la proposta per costruire un ponte con l’Europa. «Qui abbiamo il Joint Research Center, l’unico in Italia e il più grande in Europa – ha tenuto a evidenziare Grassi –. Come Confindustria Varese abbiamo iniziato a confrontarci con maggiore intensità con il Jrc. Ne è scaturito un accordo di collaborazione con la Liuc. L’obiettivo è quello di fare da apripista per un ulteriore passo in avanti: il coinvolgimento di tutto il nostro Sistema Confindustriale di rappresentanza nazionale».

Energia e nucleare
Anche l’energia è un tema che sta a cuore al mondo confindustriale. E la parola nucleare non è più un tabù. «Abbiamo bisogno di incrementare la produttività nazionale – ha detto ieri Orsini – Il mix energetico di oggi non basta per aumentare la produttività. Abbiamo bisogno di produzioni continue e l’unica via è il nucleare».