Camere di commercio, la riforma va a rilento. Ancora 31 da tagliare

Corriere della Sera - 12/12/2016

È arrivato a un terzo del percorso il taglio del numero delle Camere di commercio previsto dalla riforma della pubblica amministrazione. La legge e il decreto attuativo approvato due settimane fa dicono che le strutture devono passare da 105 a un massimo di 60. Tra fusioni e accorpamenti al momento siamo scesi a 91. Ci sono ancora sei mesi di tempo per raggiungere quota 60. Altrimenti sarà il governo a intervenire «dall’alto», accorpando d’ufficio gli enti che contano meno di 75 mila imprese iscritte. È vero che le Camere di commercio avevano avviato un percorso di autoriforma già nei mesi scorsi, procedendo con qualche difficoltà ai primi accorpamenti. Ma è anche vero che in molti casi si è preferito aspettare la conferma definitiva del taglio, con il decreto attuativo approvato a fine novembre. Il grosso dei movimenti dovrebbe partire adesso.
Al momento la regione più attiva è, a sorpresa, la Sicilia: da 9 camere di commercio è già a scesa a 4. Palermo si è fusa con Enna, e poi ci sono state due unioni a tre: Trapani, Agrigento e Caltanissetta da una parte; Catania, Siracusa e Ragusa dall’altra. Un motivo c’è: in Sicilia le Camere di commercio erano in larga parte commissariate e questo ha reso più facile gli accordi perché ai vertici non c’era nessuno che doveva difendere la sua poltrona.
Al di là dei numeri da tagliare, la riforma assegna alle Camere di commercio anche nuovi compiti, a partire da quello non proprio semplicissimo dell’incrocio fra domanda e offerta di lavoro. Su questo fronte qualcosa si è già mosso. Unioncamere – l’associazione delle camere di commercio – ha lanciato il registro nazionale delle imprese che aderiscono all’alternanza scuola lavoro, il progetto che porta gli studenti a fare un esperienza in azienda durante il percorso scolastico. Le imprese iscritte hanno superato quota mille e crescono a un ritmo di 20 al giorno.