Esplode lo shopping online

La Prealpina - 24/08/2017

Raddoppio del settore in Lombardia: a Varese oltre duecento aziende specializzate

varese Uno schermo e un clic: quanto basta per fare acquisti nel terzo millennio, senza uscire di casa, senza dover prendere la macchina e cercare parcheggio, senza dover sopportare il caldo o la pioggia. Una vera e propria rivoluzione culturale ed economica che ogni giorno di più mostra la sua forza e s’impone su un mondo in costante evoluzione.

Secondo la Camera di commercio di Milano, negli ultimi sei anni è letteralmente raddoppiato lo shopping online in tutta la Lombardia, con percentuali alte anche nel Varesotto. Sale in generale il commercio al di fuori dei negozi in Lombardia, +4,3% in un anno e +38,3% in sei ed è vero e proprio boom di quello via Web: +9% in un anno e +113% in 6 anni. Le imprese specializzate nel settore passano infatti dalle 1.348 del 2010 alle quasi 3 mila del 2016 e danno lavoro a quasi la metà degli occupati del settore, 5 mila su 13 mila. Un quadro che emerge da un’elaborazione della Camera di commercio di Milano sui dati del registro delle imprese, anni 2016, 2015 e 2010.

Nel panorama regionale, Milano è prima con 1.272 imprese nel settore, il doppio del 2010 quando erano 613, e oltre 3 mila addetti. Vengono poi: Brescia con 329 imprese, Bergamo con 255 imprese e Monza con 254. Varese arriva a quota 217, con un +11% rispetto al 2015 e un +13% dal 2010.

In Italia le imprese crescono del 10% in un anno e del +118% in sei anni. Sono quasi 16 mila e operano soprattutto a Roma (1.400 sedi di impresa), Milano (1.272) e Napoli (1.060). Se si considerano gli addetti Milano è prima con 3.126 occupati seguita da Perugia (2.616). Roma è terza con circa 2 mila, Napoli quarta con 1.400. Ma è proprio tutto oro quello che luccica? Non è detto, come sottolinea il fiduciario varesino di Ascom Varese Marco Parravicini, da anni esperto anche della Rete, che però premette: «Quando parliamo di questa realtà in Italia i numeri sono così bassi che anche un aumento esiguo porta con sé percentuali che fanno scena. Ma è un dato di fatto questo incremento, soprattutto quando si cerca il prezzo basso, nell’elettronica e in tutti i campi in cui il prodotto è standardizzato e conosciuto. La ricerca varia in base all’articolo. Diverso è il caso di chi entra in un negozio, in cerca di un consiglio, di un servizio aggiuntivo, del rapporto umano».

Tutti valori apprezzati nel momento dell’acquisto, un’esperienza particolare anche per le mille sfaccettature emotive e personali che si porta dietro. I cambiamenti sono in parte inarrestabili, come ha dimostrato in passato l’avvento della grande distribuzione organizzata. Che però, ancora oggi, resta il “nemico numero uno”, o meglio il più grande rivale del negozietto d’antan. «La difficoltà è innegabile, anche se sono molto più “pericolose” le grandi superfici di vendita concesse a piene mani dai Comuni, che non stanno facendo molto per aiutare i centri storici – incalza il gioielliere di via Morosini -. Il commercio tradizionale ha i suoi costi costanti, la sede, l’affitto, che non variano certo a seconda dell’andamento positivo o negativo delle vendite. E in Italia non si può nemmeno licenziare in caso di riduzione di fatturato».

Il grido di dolore riguarda questo gap fiscale difficile da sostenere. Internet? «Sarà un problema, ma ancora non è il primo, per ora sono peggio i mega centri commerciali e l’ennesimo sta per nascere a Bergamo – conclude Marco Parravicini -. Come si combatte? Proponendo prodotti unici, non ripetibili, dando servizi all’avanguardia e diversificati, garantendo un’assistenza post vendita e valorizzando il rapporto umano. Qualcosa che con l’e-commerce ancora non si può avere».