Enti camerali, Varese resta

La Prealpina - 17/10/2016

La Camera di commercio di Varese resterà. Avrà molti soldi in meno, dovrà utilizzarli meglio, ma dovrebbe scamparla dal taglio drastico del governo Renzi che, a breve, metterà in pratica la legge che obbligherà gli enti camerali a dimagrire da 105 a 60. La quasi certa sopravvivenza prealpina è emersa ieri durante la conferenza stampa di Aime che, sull’argomento, ha invitato a esprimersi Angelo Senaldi, deputato di Gallarate del Partito democratico che, nella Commissione Attività produttive, sta lavorando proprio sull’argomento.

Dalle indiscrezioni emerse, parrebbe che Varese dovrebbe cavarsela. Già perché coi parametri indicati dal governo, dovrebbero rimanere circa 65 enti. E gli altri cinque che dovrebbero sparire? Gli accorpamenti saranno decisi dalle Unioni camerali regionali, in Lombardia entro dicembre: «E nella nostra regione – ha detto Gianni Lucchina, segretario dell’Associazione imprenditori europei – si sembra orientati su altri scenari che non coinvolgono Varese. Tutti i numeri e gli indicatori di quantità e qualità, dicono che Varese sta bene così com’è». «L’aggregazione con Milano o Como . ha aggiunto Graziella Roncati Pomi, consigliere della Camera di commercio varesina – significherebbe annullarci». Insomma, cambierà tutto il resto (o quasi), ma la geografia varesina resterà quella attuale.

In generale, comunque, per Aime la riforma va nella direzione giusta: «Un passo avanti è arrivato – ha aggiunto Lucchina – con la riduzione delle Cciia, con la gratuità degli amministratori e con la possibilità degli enti camerali di offrire alle imprese servizi sul libero mercato e poi l’indicazione di consultare le imprese nella determinazione degli indirizzi generali e del programma pluriennale».

E non è finita qui, perché nella Commissione Attività produttive della Camera si sta lavorando per convincere il governo a recepire alcune aggiunte: «Vorremmo mitigare il taglio del 50% sul diritto camerale – ha sottolineato Senaldi – dando la possibilità di chiedere un aumento del 20% su quanto previsto, ma legato a progetti approvati e condivisi da più parti. Inoltre, per recuperare un altro 10%, si sta valutando l’opportunità di non utilizzare la tesoreria unica, ma di mantenere questo denaro all’interno degli enti. Infine si sta valutando la possibilità di mobilità o di pensionamento con le regole antecedenti alla legge Fornero per gli esuberi». Di certo «si dovranno cogliere le opportunità del riassetto organizzativo – ha affermato Armando De Falco, presidente di Aime – perché le Cciaa avranno funzioni chiave come l’orientamento e l’inserimento al lavoro dei giovani, il sostegno delle start-up e delle pmi e la valorizzazione del turismo e del patrimonio culturale. Ora non resta che immettere idee e forze nuove».

Nicola Antonello