Emirates-easyJet, primi timidi approcci

Sono due mondi che ancora non si parlano, sebbene complementari. Le grandi compagnie low cost, radicate ormai in ogni angolo del continente, potrebbero infatti svolgere il fondamentale ruolo di feeder per i colossi intercontinentali, trasportando milioni di passeggeri verso i loro hub di riferimento europei, dai quali ripartirebbero per raggiungere l’America, l’Africa, l’Asia e l’Oceania. Il tutto, naturalmente, con un unico biglietto aereo, ma soprattutto con il proprio bagaglio che arriva a destinazione senza essere costretti a fare due o tre volte il check-in. Sarà un destino probabilmente inevitabile, ma al momento è ancora fantascienza. Si inseriscono però in questo contesto le dichiarazioni del presidente di Emirates, Tim Clark, che nei giorni scorsi, durante il General meeting di Iata a Dublino, ha detto che «c’è l’interesse ad ampliare la collaborazione» con easyJet, facendo riferimento all’attuale partnership sui programmi fedeltà. Si tratta di un primissimo passo verso un’ipotesi di sviluppo che già un anno fa, al Salone parigino di Le Bourget, Clark aveva buttato lì, parlando in termini molto generici di check-in unico, di feederaggio dei collegamenti long haul e di voli in Sesta libertà attraverso l’Europa? E’possibile. Di certo sarebbe una rivoluzione nel settore del trasporto aereo, sebbene al momento resti soltanto una suggestiva prospettiva. E di certo a beneficiarne in Europa sarebbe soprattutto l’aeroporto di Malpensa. E’ in brughiera, infatti, che Emirates ha deciso di investire in modo massiccio, fino a diventare la prima compagnia nel settore intercontinentale, con 850mila passeggeri trasportati ogni anno verso Dubai (volo trigiornaliero) e New York, destinazione servita ogni giorno con l’A380, l’aereo a due piani. Ed è in brughiera che easyJet ha costruito in dieci anni la sua seconda base europea, monopolizzando il T2 con oltre 6,5 milioni di passeggeri ogni dodici mesi. Se i due vettori cominciassero seriamente a collaborare, Malpensa sarebbe dunque il luogo ideale per sovvertire l’ordine costituito.