Ema: «Intervenga Gentiloni»

«Basta chiedere a Juncker e alle altre istituzioni europee competenti cosa stia accadendo intorno all’Ema». Una domanda semplice semplice. «Da rivolgere in modo pubblico». Perché sono tanti coloro che vogliono sapere con trasparenza se gli olandesi abbiano o no presentato una documentazione falsa sui costi di realizzazione delle strutture – è la tesi che in questi giorni si fa largo con insistenza al Parlamento Ue in seduta plenaria a Strasburgo – e anche se al ricorso in atto corrisponda una sospensione della procedura di assegnazione. Così, giusto per far capire a Bruxelles che forse sta facendo una brutta figura. Ma bisogna avere la volontà di agire che, in tal caso, corrisponde pure alla determinazione di riuscire a strappare in extremis la sede dell’Agenzia del farmaco persa alla monetina, appunto con l’Olanda, dopo un’estenuante serie di votazioni che hanno svelato quanto l’Italia sia poco capace nell’arte della moral suasion. E pensare che siamo il Paese di Machiavelli. Comunque, l’eurodeputata Lara Comi (Ppe-Fi) non ha dubbi nel ritenere che, «se davvero s’intendono riaprire i giochi», ci debba essere un impegno solido e immediato da parte di Roma: «Il premier Paolo Gentiloni deve venire qui e far valere le nostre ragioni. Non è sufficiente mandare il ministro. Deve pensarci lui. Deve farla lui la domanda al presidente della Commissione europea».

Insomma, il capo del Governo uscente deve mettere alle strette il lussemburghese Jean-Claude Juncker, e cercare di far riaprire la procedura. Che, altrimenti, ricorso o non ricorso, rimane nel limbo dell’incertezza con la conseguenza che Milano non avrà mai l’Ema nonostante Amsterdam, a oltre due mesi dall’assegnazione, non sia ancora in grado di accoglierla: da noi ci sono le strutture lasciate in dote dall’Expo 2015, da loro le stanno finendo di costruire. Ma questo, per il momento, non cambia nulla. Poiché gli olandesi sin dall’inizio avevamo dichiarato che la sede non sarebbe stata pronta in tempo. In più c’è il problema dei documenti sui quali, con impulso del Ppe, ci sarà un’indagine parlamentare. Quindi, due elementi di carattere tecnico che potrebbero fare gioco nella complicata partita politica: è in corso un acceso dibattito sulla valutazione dei criteri e a breve ci sarà l’ispezione di una commissione d’inchiesta in Olanda. Ma, come spiega il presidente del Parlamento europeo a margine della sessione plenaria di ieri in corso da lunedì scorso fino a domani, Antonio Tajani, «questo rientra nelle competenze della Commissione europea che decide nell’interesse dei cittadini», mentre «l’aula sovrana deciderà in autonomia se riaprire il procedimento».

Di fatto il quadro è molto fluido. E come tale rischia di scivolare via. Poco si sa a Strasburgo di quanto in concreto stia avvenendo. Sicché, nell’incertezza, le aspirazioni milanesi rischiano di dissolversi anche di fronte a questa nuova opportunità.

Perciò la saronnese Comi, fra una riunione e l’altra, all’indomani del dibattito sulla relazione del presidente della Bce Mario Draghi e dell’intervento del premier croato Andrej Plenkovic, infila l’appello a Gentiloni affinché si dia una mossa. «Qui si sente la mancanza dei nostri vertici istituzionali», afferma. «Quando non si fa valere il proprio peso politico, si perde la partita. C’è un’occasione, sfruttiamola. Si deve presentare il premier, altrimenti non ci prendono neanche in considerazione. Non a caso, prima in aula, alcuni colleghi olandesi mi hanno chiesto se per l’Ema stiamo facendo sul serio con il ricorso o se è la solita sceneggiata italiana. Emmanuel Macron e Angela Merkel, se fosse capitato ai francesi o ai tedeschi, si sarebbero prima precipitati qui a Strasburgo e subito dopo a Bruxelles». Il tempo di prendere fiato ed ecco la sentenza: questo è un chiaro esempio di quando si dice che alla Ue l’Italia non ha peso.

Il problema è che questo peso si deve conquistare. E già sapere se ci sia una sospensione dovuta al ricorso darebbe un primo passo. Al quale far seguire i successivi per ribaltare l’indicazione di una monetina. «La Commissione deve esporsi, deve spiegare cosa accade». Certo, bisogna chiederglielo ufficialmente.