Elezioni Quello che doveva succedere

di Maurizio Lucchi (direttore La Prealpina)

È successo quello che doveva succedere. Ovverosia si resta politicamente sospesi. E all’alba di oggi, 5 marzo, tutti possono praticamente dire di aver azzeccato le previsioni elettorali. Lo possono fare le singole forze politiche, i sondaggisti, i commentatori e perfino gli elettori. L’unica profezia che non si è avverata è quella dell’astensionismo di massa. I successi dei Cinque Stelle e della Lega, il buon risultato di Forza Italia, la debacle del Pd, se i numeri finali confermeranno le prime sensazioni della notte, non sono che conferme. Quindi il quadro, in vista della creazione di un Governo, è quanto mai complicato. Ieri abbiamo avuto una giornata movimentata: problemi con le schede; problemi a non finire con gli esordienti tagliandi antifrode; file interminabili e battibecchi ai seggi; esibizioni di nudismo contestatario in un seggio; il marito importante che zittisce la moglie invitandola a rispettare il silenzio elettorale con i giornalisti; parlamentari che sbagliano la sezione e perfino la modalità di voto. Un magnifico esempio di commedia all’italiana. Lo dico senza sarcasmo. Siamo fatti così. E in molti casi è stata la nostra forza. Tutto ciò, naturalmente, visto con gli occhi della pazienza e della tolleranza, altri punti di forza del popolo italiano. Altrimenti ci sarebbe da mangiarsi il fegato.

Quel che resta, delle 16 ore elettorali è un quadro incerto. Un’ Italia geograficamente tripartita, ci racconta proprio in queste pagine il sondaggista e politologo Alessandro Amadori. Che peraltro intravede, proprio dall’esito del voto, l’inizio di una nuova fase storica della politica italiana. Io non sono così ottimista sulla capacità dei partiti di trovare una soluzione. E a ben pensarci l’Italia divisa in tre non è proprio una novità della storia… Quel che è certo è che nulla sarà come prima. Vero che questo è anche il Paese dei Lazzaro della politica ma certe resurrezioni adesso sembrano davvero poco probabili. Mentre le rese dei conti non si faranno attendere.