«Ehi, Pres, come mai questo silenzio?»

La Provincia Varese - 14/05/2016

«Ci sono così tanti ricordi nel cuore. Ed è difficile parlare per me oggi. Oggi è un giorno difficile per tutti noi». Monsignor Luigi Stucchi, vescovo ausiliare di Milano e parroco a Tradate, ha abbracciato con lo sguardo tutti i presenti nella basilica di San Vittore alle 15.15 di ieri per l’ultimo saluto a Renato Scapolan, imprenditore e presidente della Camera di Commercio di Varese, scomparso venerdì scorso a soli 57 anni. «I tuoi talenti, il bene di tutti» A rendergli omaggio, a salutare quello che per molti è stato un “carissimo amico”, c’erano l’ex presidente regionale Roberto Formigoni, l’attuale governatore della Lombardia Roberto Maroni, l’onorevole Daniele Marantelli. C’era il prefetto di Varese Giorgio Zanzi, con vicino il sindaco Attilio Fontana che indossava la fascia tricolore come Francesca Brianza, sindaco di Venegono Superiore. E poi c’era tutto quel mondo artigiano ed imprenditoriale a tutela del quale Scapolan s’era trasformato in un guerriero. A salutare “Renato” c’erano i vertici di Univa e di Confartigianato Varese, c’era Carlo Sangalli numero 1 di Camera di Commercio Milano e Confcommercio imprese per l’Italia. C’erano tutti i vertici dell’Arma provinciale, della Questura e della Guardia di Finanza. «Tu possedevi tanti talenti – ha detto monsignor Stucchi – Tra questi brillavano intraprendenza e tenacia. E questi talenti li hai usati sempre per farti interprete delle attese del nostro territorio. Hai messo a frutto i tuoi talenti per il bene di tutti». Le parole di monsignore si sono a tratti spezzate, l’affetto verso l’amico di lunga data le ha per un attimo come inchinate davanti alla commozione. «Andavi dritto al problema» Commozione che ha investito d’impatto tutti i presenti quando Mauro Temperelli è salito sull’altare. «Pres, che ti è successo? Come mai questo silenzio? Sono tanti in questa chiesa che come me non ti sentono da una settimana esatta: niente telefonate, nessun whatsapp, nessuna mail». Temperelli ha continuato: «Ma adesso che sei qui, e non in giro per l’Italia per la tua azienda o a Milano, o a Roma, ci rivolgiamo a te a voce, incrociando il tuo sguardo». Temperelli ha saputo tratteggiare l’uomo Scapolan, inscindibile dall’imprenditore e dal guerriero. «Questo grande abbraccio, non è qui solo oggi – ha detto – tutta questa gente saprà circondare d’affetto e sostenere la tua famiglia, la nostra Camera di Commercio, e tutti quegli imprenditori che negli anni hai sempre cercato di aiutare e rappresentare al meglio». E Giuseppe Albertini, parlando in nome di tutta la giunta della Camera di Commercio ha ricordato il parlare “di squadra” che Scapolan faceva in continuazione. «Eri schietto, sincero e autentico – ha detto Albertini – un uomo del fare, una persona vera, capace di dire sempre quello che pensava, senza l’inutile intermediazione delle espressioni di circostanza. Hai guadagnato la stima di tutti creando empatia e andando dritto al cuore delle persone». «Non amavi i panegirici» Albertini ha poi concluso, strappando un applauso e un sorriso amaro dalle labbra di chi con Scapolan si confrontava ogni giorno: «Non avresti apprezzato un panegirico e nemmeno troppa retorica. Per questo aggiungo solo: hai avuto il pregio di credere nelle cose, che lungo tutta la tua vita, hai fatto con grande impegno e determinazione. E oggi tutti noi ti ringraziamo con commozione». L’ultimo ricordo è del presidente Maroni, subito dopo il termine della funzione: «Lo ricordo in un momento di gioia – ha detto Maroni – quando a Palazzo Lombardia presentò Varese Sport Commision. Era entusiasta. Gli dissi: non ho mai visto la sala stampa della Regione così piena di gente. E guardando vedemmo moltissimi varesini arrivati per assistere a quella presentazione». Scapolan espressione del nostro territorio, si diceva. E il territorio ha saputo riconoscerlo

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