Edilizia ko: più mutui ma non basta

La Prealpina - 25/01/2017

«Una rondine non fa primavera», commenta demoralizzato Orlando Saibene, presidente provinciale dell’associazione Costruttori : il settore dell’edilizia fatica a ricostruire l’economia demolita dalla crisi. Lo dicono i dati suoi mutui che fanno registrare ancora un segno “più” ma molto, molto timido, quasi pronto a tornare in negativo.

«Le uniche cose certe – aggiunge Saibene – sono che i risparmi continuano ad aumentare mentre il costo della casa non è stato mai così basso. I prezzi degli immobili sono calati del 20% e lì restano, il costo del denaro anche e l’offerta è molto ampia». Eppure si preferisce il materasso o i caveau degli istituti bancari. La tasca meglio del mattone: «Non capisco – dice ancora il rappresentante dei costruttori –. Non mi ricordo condizioni così favorevoli per acquistare, ma le case fanno fatica a essere vendute. Forse bisognerebbe mettere mano al meccanismo fiscale perché il calo è cominciato con Monti, il cui governo picchiò duro sulla tassazione degli immobili. Da lì non ci siamo più ripresi: bisognerebbe stabilizzare la tassazione e rendere gli incentivi strutturali, senza discuterli anno su anno, così gli acquirenti avrebbe delle sicurezze. Invece nella finanziaria 2017 è sparita anche la riduzione del 50% dell’Iva se si acquista una casa da un’impresa in classe A o B».

Il risultato è un grafico sui mutui, dove si scorge una gobba stile dromedario, confortata da tanti segni “più”. Si tratta dell’andamento delle erogazioni trimestrali dei mutui per l’acquisto di abitazioni o di semplici prestiti alle famiglie elaborati dall’Ufficio studi di Tecnocasa, sui dati di Banca d’Italia. L’ultimo numero riguarda il terzo trimestre del 2016, in cui il Varesotto ha registrato volumi erogati per 222,6 milioni di euro, con una variazione rispetto allo stesso trimestre dell’anno precedente pari a +16%. Bene? Certo. Benissimo? Tutt’altro.

I volumi di questi nove mesi sono stati 667,4 milioni di euro e la variazione è stata pari a +34,6%. A prima vista sembrerebbe andare tutto a gonfie vele ma, poi arriva l’effetto “gobba”. Il grafico varesino, il cui dromedario è ancora più accentuato rispetto a quello lombardo, evidenzia come, dopo il boom del 2015, la ripresa rispetto ai numeri iperbolici precedenti alla crisi stia rallentando. Se a fine 2015, il volume di mutui raddoppiò rispetto al trimestre dell’anno precedente, dalla vetta si sta cominciando a scendere. I primi tre trimestri del 2016 hanno infatti segnato +70,6%, +30,7% e, appunto +16%. Un’erosione che, è praticamente certo, rischia di far tornare un segno meno nella prossima rilevazione, dopo quasi tre anni di crescita. “I volumi – confermano i ricercatori – aumentano da quasi tre anni e superano ancora i 10 miliardi di euro, ma si confermano i primi segnali di rallentamento della crescita avvertiti già il trimestre scorso. La domanda di mutui non aumenta più come in passato e le erogazioni mensili non sono più ai livelli dell’anno scorso, ma la Bce sta continuando le manovre per supportare l’erogazione del credito. Prima o poi, però, Draghi chiuderà i rubinetti. Saranno dolori? «Le politiche di erogazione rimarranno prudenziali per tutto il 2017 – conclude la nota – e la qualità del portafoglio degli istituti continuerà a essere un fattore determinante che condizionerà le politiche di erogazione nei prossimi mesi, anche se l’offerta bancaria migliora grazie a riduzioni degli spread sui mutui per la prima abitazione».