Ecco perché Tom Ford è a Gallarate

Altra Testata - 31/10/2019

Il progetto firmato dagli architetti Stefania e Michele Miano reca la data del 2 agosto 2017. È il primo passo che ha portato il marchio multinazionale Tom Ford a Gallarate. Nei giorni scorsi si è parlato con enfasi (e pure con qualche polemica) del ruolo attrattivo della città verso le imprese. Ed ecco uno degli esempi più interessanti di questo trend di sviluppo. Che non è nato a caso. Prima di scegliere Gallarate, infatti, gli emissari di Tom Ford hanno visionato almeno una ventina di immobili. Avevano la ferma intenzione di insediarsi da queste parti ma hanno optato per i Due Galli alla luce di una serie di ragioni che ora si capiscono meglio, esaminando l’iter del progetto. Antica tessitura Crosta Il piano di intervento è stato presentato in Comune più di due anni fa come manutenzione straordinaria dei capannoni dell’antica tessitura Piero Crosta, nell’immobile localizzato all’angolo tra le vie Mameli e Vespucci. I flat hunter (cacciatori di immobili) di Tom Ford hanno scelto l’edificio d’inizio Novecento per le sue caratteristiche architettoniche. In poche parole non volevano un capannone anonimo ma una struttura che avesse una storia e un fascino particolare. In più doveva rispondere a caratteristiche logistiche ben individuate, cioè essere comodo da raggiungere sia da Milano, sia da Malpensa, sia dalla Svizzera. Ecco, allora, che è partita l’operazione. Quarantina di addetti Per ospitare l’attività, i lavori di adeguamento hanno riguardato: 1) la demolizione di parte dei tavolati al piano terra per la definizione dei nuovi ambienti di lavoro, 2) la formazione di un nuovo servizio per disabili, 3) la parziale messa a punto degli ambienti al primo piano per gli uffici, 4) la sistemazione/rifacimento degli impianti e delle pavimentazioni, 5) la tinteggiatura degli esterni. Sono stati gli stessi responsabili di Tom Ford a scegliere i colori che richiamassero la storia di quegli stabili e potessero essere gradevoli per la nuova attività nella quale sono impegnati, in modo fisso, una quarantina di addetti che si occupano di un settore importante come la modellistica. Il polo attrattore Nei rigenerati spazi dell’ex tessitura adesso si svolgono anche le sfilate di moda che vengono poi trasmesse in tempo reale alla casa madre statunitense per poi scegliere i capi sui quali puntare. Da Gallarate, insomma, partono gli input per uno dei marchi più seguiti del momento. La conferma che la città continua ad essere polo attrattore, avendo già sul suo territorio la Parah all’ex Bellora, la Yamamay in via Carlo Noè e Louis Vuitton nell’area industriale dello Sciarè. Un po’ di ottimismo Al di là di qualsiasi polemica sull’attribuzione dei meriti resta il fatto (dimostrato nella tabella pu

Un po’ di ottimismo Al di là di qualsiasi polemica sull’attribuzione dei meriti resta il fatto (dimostrato nella tabella pubblicata in alto) che Gallarate piace alle imprese. Non potrebbe esserci segnale migliore per pensare al futuro con un po’ di ottimismo.