«Ecco perché ho assunto disabili»

La Prealpina -

Sono disabili e hanno grande responsabilità all’interno del settore dell’evasione degli ordini, uno degli snodi fondamentali per un’azienda. I due dipendenti in questione sono dei ragazzi in forza alla cooperativa Solidarietà e servizi di Busto Arsizio, mentre l’impresa in cui operano è La Struttura spa di Cassano Magnago. La loro storia è stata portata a esempio ieri alla Camera di commercio di Varese, dove si è affrontato il tema “Il collocamento mirato disabili dopo il Jobs Act: opportunità e criticità”.

«E’ stato molto appagante – ha detto Filippo Oldrini, responsabile dell’area sociale della coop bustocca – essere riusciti a inserire queste persone, impiegandole in un lavoro sfidante e operando in remoto su un settore dove, sostanzialmente l’azienda ha esternalizzato il servizio». In più la realtà produttiva nel comparto del digitale ha potuto ottemperare ai termini di legge che, col Jobs Act, ha obbligato le aziende ad assumere un dipendente disabile ogni 15 lavoratori (prima erano 16). «Oltre a creare lavoro – ha raccontato l’amministratore delegato de La Struttura, Adriano Campana – si è sviluppato un rapporto umano molto buono, che ha portato valore aggiunto in azienda».

Non sempre sarà così, anzi, la lista dei disabili in cerca di lavoro è lunga e, non sempre, l’inserimento funziona. Inoltre, purtroppo, qualche imprenditore furbetto ci sarà sempre. Ma il Jobs Act, secondo le analisi degli esperti, per i normodotati è stata una bolla il cui effetto ora si sta un po’ sgonfiando, per la disabilità dovrebbe essere intervenuto in maniera più strutturale: «Per esempio – ha affermato Aldo Montalbetti, presidente di Federsolidarietà Confocooperative Insubria – ora le imprese possono affidare delle commesse a delle cooperative sociali, senza dover per forza assumere al loro interno dei lavoratori. E così anche chi opera in un contesto produttivo in cui è più complicato inserire persone con certe difficoltà, può trovare un alleato nelle coop, aprendo a nuove reti di connessione e rapporti. Infine l’inasprimento delle sanzioni ha aiutato ulteriormente».

Non solo: «Sono stati inseriti anche degli incentivi per questi inserimenti – ha sottolineato Marco Bellumore, responsabile della vigilanza dell’ispettorato del lavoro di Varese – e si è formalizzato lo strumento della pre-selezione, che sul nostro territorio era già in uso». Insomma, «il fenomeno dell’inserimento lavorativo dei disabili – ha sintetizzato Giacomo Mazzarino, dirigente camerale – non è soltanto un aspetto sociale importante, ma anche una questione economica». Fra incentivi, sanzioni evitate e soprattutto un valore etico non da poco, l’ingresso di una persona disabile nel posto giusto, fotografa forse uno dei massimi gradi di civiltà di un’impresa e di un intero tessuto produttivo.