«Ecco il futuro de La Quiete» Il ritorno in campo di Polita

La Provincia Varese - 03/07/2017

Ci sono essenzialmente due visioni che un uomo può avere nella vita. Una è legata alla staticità, a mantenere lo status quo e tutto quanto fermo. Un’altra punta invece al cambiamento, all’evoluzione. Una città è un organismo vivente e se rimane fermo muore. La vicenda de La Quiete è esemplificativa da questo punto di vista. Nonostante i tentativi di evitarne la chiusura, la struttura oggi non è più operativa. Nonostante tutta la classe politica, in maniera trasversale, abbia tentato (o quantomeno abbia dichiarato di tentare) di salvarla, la struttura è chiusa. E quindi si pone il problema della staticità di cui dicevamo prima, che non porta automaticamente alla conservazione. Anzi, molte volte tenere tutto fermo porta alla “distruzione”. E il caso più evidente lo abbiamo visto quindi nella vicenda della clinica La Quiete. Oggi è inutile andare a rispolverare il passato. Ma abbiamo davanti agli occhi due dati di fatto: la clinica, che dal 2011 è stata tolta alla gestione del gruppo che vedeva a capo la famiglia Polita, è chiusa. L’imprenditore Sandro Polita, dopo un lunghissimo procedimento giudiziario, è uscito vincitore dal processo, con «l’azzeramento dell’inchiesta», come sottolinea il diretto interessato. Nel 2010, pochi mesi prima dell’inizio della sua odissea, Sandro Polita aveva lanciato un progetto di rinnovamento per La Quiete, che andava nella direzione di una sempre maggiore sinergia tra pubblico e privato. La clinica, come realtà di sanità esclusivamente privata, non aveva, secondo la sua visione, più senso di esistere. Pochi mesi fa, a circa sei anni di distanza dall’inizio della vicenda, una delle modalità per tentare di salvare La Quiete dalla chiusura è stata quella di puntare sulla sinergia tra pubblico e privato. Ovvero, lo stesso progetto che Polita aveva lanciato sei anni prima. Oggi Sandro Polita è tornato, mostrandosi combattivo come sempre. Il suo ufficio si trova nel cuore storico di Varese, vicino a via Veratti. Le finestre del suo studio si affacciano sull’area pedonale che porta verso piazza Carducci. È tornato a lavorare nel centro nevralgico di Varese, culla di quello spirito imprenditoriale della nostra terra. Al suo fianco i collaboratori di sempre. «Dopo quest’estate – spiega Polita – verso settembre presenterò, insieme ad un importante partner in ambito sanitario, un progetto per far ripartire La Quiete. Un progetto che valorizzerà la clinica e la sua funzione nel miglior modo possibile per Varese». «Sono tornato in città e sono ripartito con le mie attività tradizionali di sviluppo – racconta Polita – e penso a breve di rioccuparmi anche de La Quiete». «La Quiete è una delle note più dolenti di questa vicenda. Gli emblemi di cosa ha portato a questa inchiesta sono due. Uno che io sono ancora qui. Il secondo è che la clinica è stata distrutta. Adesso è lì in stato di abbandono, nei giorni scorsi è stata tolta la corrente e quindi ci sono problemi di manutenzione qualificata. Nel 2010 parlavamo di un progetto sanitario, ovvero quello che la clinica dovesse diventare in surroga all’ospedale di Varese. Davanti e di fronte al Pronto soccorso con i suoi problemi, in primis la barellaia, e l’impossibilitò dell’ospedale a dare una risposta adeguata agli utenti». «Questo era il progetto anche nel 2010 – continua Polita – convenzionare anche la parte non convenzionata, portare in una struttura di questo tipo, sul piano del welfare, quello che l’azienda ospedaliera, per ragioni di dimensioni, non è più in grado di soddisfare». Le carenze di posti e organico «che solo La Quiete è in grado di soddisfare. Negli ultimi dodici mesi abbiamo assistito a proclami su un progetto per salvare la struttura che, se andiamo a prendere i giornali del 2010, è il mio stesso progetto di allora». «Nessuno dice che c’è una trascrizione giudiziaria che ne impedisce la libera e corretta commercializzazione. E fintanto io non acconsento alla cancellazione di questa trascrizione, difficile che possa essere acquistata». E quindi: «A settembre, con un partner qualificato in campo sanitario, riproporrò una soluzione esclusivamente medico-assistenziale, che possa far ripartire una struttura fondamentale, a servizio delle persone, in particolare anziani, affetti da malattie cronica, come diabete, tachicardia, etc., che mettono in condizione le persone a doversi rivolgere al Pronto soccorso. Ma cui una struttura di livello come La Quiete, con medici qualificati, e anche sotto la supervisione dell’ospedale, può dare assistenza ed una risposta». n