«E se il rock diventasse patrimonio dell’Umanità?»

Pino Tuscano, il “populista” del rock che vuole il riconoscimento del rock n’roll come bene comune e patrimonio Unesco. «Una sfida che nasce dal basso, dal popolo contro le élite, perché il rock è questo». Domenica a Varese allo Zamberletti di corso Matteotti il lancio della petizione popolare sul sito Firmiamo.it, poi magari nascerà un comitato. La sfida Perché finora la sfida, che adesso ha bisogno di «fare il salto di qualità», l’hanno portata avanti, come volontari, tre «matti da slegare», come si autodefiniscono loro. Pino Tuscano, varesino d’adozione, vulcanico presidente del Dopolavoro Ferroviario di Milano e già promotore di iniziative come l’“Ultimo con gli ultimi”, il Capodanno insieme ai senzatetto nella mensa dei ferrovieri della Stazione Centrale. «Malato di rock» dice di sé stesso, tanto da sfoggiare al dito l’anello di Keith Richards, il chitarrista dei Rolling Stones, e da aver dato alla figlia il secondo nome “Riot”, «da una canzone dei Clash». Fiorenzo Croci, scrittore e fondatore dell’associazione culturale varesina “Il Il varesino ha lanciato l’idea di una petizione popolare insieme a Luca Guenna e Fiorenzo Croci Il rock è una cosa seria, riuscirà a diventare un patrimonio dell’Unesco? Archivio Cavedio”. E Luca Guenna, uno che ha scoperto il rock n’roll dopo aver scoperto di essere malato di Parkinson e che organizza ogni anno il festival WoodinStock a Ternate. Un anno fa il debutto della proposta, partita sempre dal bar Zamberletti. «Hanno riconosciuto il tango, ma perché la proposta ufficiale è arrivata da Argentina e Uruguay, i Paesi dove è nato il tango – sottolinea Pino Tuscano – per il rock n’roll dovrebbero muoversi gli americani, ma figuriamoci se importa loro qualcosa dell’Unesco. E poi il rock non può essere ristretto in un comitato intergovernativo. La nostra proposta viene dal basso, dal popolo e non dagli Stati». Da Varese al mondo Partita da Varese, l’avventura ha preso piede, ottenendo il sostegno di star come Bobby Solo ed Edoardo Bennato, e con iniziative organizzate a Vercelli, Brescia, Milano, Pieve Emanuele, oltre due festival rock al “Cavedio” di Varese e alla Balera dell’Ortica di Milano. Un esempio, quest’ultimo, di come la musica, sostiene Tuscano, possa «rilanciare le aree urbane e creare posti di lavoro. Dal degrado ad un luogo di sviluppo. Altro che mettere in contrapposizione gli investimenti per la musica con quelli per l’assistenza sociale: la musica crea socialità e marketing territoriale». Ecco perché il sogno dei tre “matti” va ben oltre l’attestato dell’Unesco, è il sogno di una Varese sempre più città della musica. «Pensiamo allo Jamboree di Senigallia, che per dieci giorni trasforma una città da 40mila abitanti in una da 400mila persone, oppure alla Festa della Taranta di Melpignano – spiega il “malato di rock” – la musica porta turismo. Perché un luogo anonimo e in preda ai bivacchi e al degrado come piazza Repubblica non può ospitare un grande festival del rock n’roll, quello vero, quello degli anni ’40-’50, magari con i “garage market” dell’oggettistica vintage che riempiono le vie e le piazze del centro città? E se qualche conservatore dirà che dà fastidio, gli risponderemo che la musica porta indotto e allegria». Intanto domenica, ad un anno dal primo meeting da Zamberletti, la sala del bar di corso Matteotti ospiterà la presentazione della petizione sul sito Firmiamo.it, avviata nei giorni scorsi, per chiedere che il rock n’roll venga riconosciuto bene comune e patrimonio dell’umanità. Nuova tappa della sfida dopo la presentazione, a giugno, del libro di Fiorenzo Croci “Il movimento d’anca”. Moderati dal giornalista Diego Pisati, ci saranno anche l’impresario della musica Roberto Meglioli, che Tuscano descrive come «già presidente di Confindustria Musica e manager di Miriam Makeba, colui che ha portato il primo concerto degli U2 al Campo Volo e che a Reggio Emilia ha ristrutturato un teatro da duemila posti», l’assessore alle politiche giovanili del Comune di Varese Francesca Strazzi e il presidente di Regione Lombardia Roberto Maroni. «Prima musicista e poi politico, come dice sempre lui – sottolinea Pino Tuscano – siamo contenti che ci abbia dato il suo sostegno, perché il rock n’roll non ha colori politici, non è né di destra né di sinistra». All’assessore Strazzi però i promotori faranno una serie di proposte: dal gemellaggio con Cleveland, la città dell’Ohio che è sede della “Rock n’roll Hall of fame” all’idea di aprire la città alla musica, favorendo le band locali e distribuendo palchi per esibirsi in giro per Varese, per incentivare la “movida”. «L’esempio? Via Cavallotti». Quando fa queste proposte, a Pino Tuscano di solito gli dicono di stare calmo: «Ma il rock – risponde – non è calmo»