E Re Giorgio disse«Mendrisio addio»

“Prima i nostri” ovvero “Italiani andate via”. Il problema è che se andassero via davvero tutti gli italiani che lavorano in Canton Ticino o, comunque, una buona fetta di essi, il territorio più meridionale della Svizzera potrebbe abbassare la saracinesca dell’economia.

Se ne stanno accorgendo a Mendrisio dove, come ha riportato nei giorni scorsi il sito TicinoNews, il Comune ha qualche difficoltà a stilare il bilancio preventivo 2017. Il motivo? Nei mesi scorsi, la filiale di Armani con sede sotto il monte Generoso ha deciso di chiudere la passerella svizzera e di tornare a far sfilare gli uffici in Italia. E, stando ad alcune stime effettuate, in questo modo verrebbero a mancare attorno ai 5 milioni di franchi in entrate municipali, pari a circa 4,5 milioni di euro. Mica quattro soldi. Un fiume di denaro con cui il municipio avrebbe potuto asfaltare strade, realizzare marciapiedi, investire. E invece no. Quei soldi si sono volatilizzati.

Ma chi lavorava in quell’azienda di Armani? Facile: italiani e frontalieri. E quindi, mentre quasi il 60% dei ticinesi ha votato a favore dell’iniziativa popolare “Prima i nostri”, qualche settimana dopo si scopre che un centinaio di lavoratori italiani, l’azienda italiana dove lavoravano e le tasse che versavano erano indispensabili. Cosa accadrebbe se, a causa delle nuove iniziative legislative a seguito del referendum, il 10% dei 62.000 frontalieri impiegati oggi in Ticino dovesse rimanere a casa? Si ricorda che la forza lavoro in Ticino è di circa 150.000 persone indigene e quindi i frontalieri sono indispensabili anche perché è l’unica offerta di manodopera, oltretutto qualificata, che può essere “importata” alle condizioni attuali.

Intanto le istituzioni ticinesi si stanno già muovendo su come applicare la volontà popolare anti-italiana di “Prima i nostri”. Le strade possibili sono due: un tavolo di lavoro tecnico sotto la guida del governo e con possibile apertura agli industriali e ai sindacati, oppure una commissione parlamentare formata dai membri dei principali partiti rappresentanti nell’assemblea. Intanto oggi il presidente dell’esecutivo ticinese, Paolo Beltraminelli, incontrerà il presidente della Regione Lombardia Roberto Maroni per discutere la tematica della preferenza indigena nel mercato del lavoro.