È Cadegliano Viconago il paese dei senza lavoro

La Prealpina - 08/03/2017

La provincia di Varese è in testa a una classifica relativa ai dati economici. Purtroppo però si tratta di quelli sulla disoccupazione, su cui il Varesotto batte tutti i territori lombardi attestandosi al 9% di persone senza lavoro contro una media regionale del 7,9% e a distanza siderale da Bergamo (5,8%). Lo dicono le elaborazioni Urbistat sugli ultimi dati Istat a disposizione, in cui il cervellone elettronico ha ricavato pure i numeri paese per paese. E così si scopre che il Comune dove ci sarebbe il maggior tasso di disoccupazione è Cadegliano Viconago col 12,2%, seguito da Tronzano Lago Maggiore (11,6%) e Castello Cabiaglio (11.4). Per quanto concerne i grandi centri, invece, in testa si trova Busto Arsizio.

L’ex Manchester d’Italia, una città dove si trasferirono persone da tutta Italia perché il lavoro era sicuro, raggiunge il 10,4% di disoccupazione, seguita da Gallarate (10%). Al di sotto della media ci sono Varese (8,3%) e Saronno (7,9%). I più virtuosi invece sono Brinzio, Bedero Valcuvia e Lozza, tutti sotto il 6%.

Guardando i colori della cartina provinciale, si nota come a soffrire sia soprattutto la parte settentrionale e quella meridionale della provincia mentre, al centro, stando ai numeri Urbistat-Istat la situazione è migliore.

Certo, i numeri non sono il vangelo e vanno interpretati. Per esempio, tornando in cima alla graduatoria, il sindaco Arnaldo Tordi di Cadegliano Viconago non ci sta. La presunta disoccupazione non direbbe tutto. Un esempio: nel paesino balcone sul lago Ceresio, negli ultimi dieci anni la popolazione è aumentata del 15%, passando da 1.800 a 2.100 anime. Perché uno si trasferirebbe qui per poi non trovare lavoro? E quindi il primo cittadino spiega le motivazioni: «Mi sembra strano – afferma Tordi – che ci sia un dato così alto di disoccupazione, perché è vero che un po’ si è sentita la crisi della Svizzera, ma non in modo così devastante». E a proposito del lavoro come frontaliere in Canton Ticino, che dista cinque chilometri, bisogna tenere conto di altri due fattori. Primo: in una coppia, il reddito di una persona che lavora in Svizzera può essere sufficiente e così l’altro partner può scegliere di rimanere a casa. Per i computer è un disoccupato ma, in realtà, quel nucleo famigliare non soffre. Anzi: «Inoltre – dice ancora il sindaco – qualcuno che emigra qui e fissa la residenza in paese e intanto cerca lavoro, può essere la causa di un ulteriore ingrossamento di quel numero. D’altronde in municipio non riscontriamo un aumento delle persone in età lavorativa che chiedono un impiego o un aiuto al reddito. Insomma, il pane sul tavolo, non manca. Infine vorrei sottolineare che siamo un paese con diverse attività: il Menotti è una onlus per anziani e dà lavoro a 120 persone, anche a residenti nei Comuni limitrofi, e poi ci sono tutti gli esercizi commerciali e di ristorazione, piccoli medi. Qui si vive bene».