Duemila voli cancellati Malpensa resta in quota

La turbolenza chiamata Ryanair risparmia Malpensa. Così come annunciato nei giorni scorsi, la compagnia aerea irlandese ieri ha pubblicato sul proprio sito internet l’elenco completo dei circa 2mila voli cancellati entro la fine di ottobre, una manovra senza precedenti (causata dall’emergenza ferie e dalla fuga in massa dei suoi piloti) che sta scatenando polemiche e pesanti ripercussioni economiche contro la regina delle low cost.

Scorrendo l’elenco si contano 702 voli cancellati in partenza dagli aeroporti italiani verso mete nazionali ed estere. Ma non c’è Malpensa. Lo scalo varesino è stato graziato. Le attuali nove rotte (Bucarest, Siviglia, Bruxelles, Gran Canaria, Sofia, Comiso, Catania, Porto e Londra), che diventeranno sedici con i nuovi collegamenti già annunciati della prossima stagione invernale (Lamezia Terme, Palermo, Alicante, Valencia, Eindhoven, Katowice e Liverpool), sono garantite senza modifiche all’orario schedulato. Una specie di miracolo, perché se Orio al Serio e Roma Ciampino – le due principali e storiche basi italiane di Ryanair – si vedono pesantemente coinvolte nella drastica manovra varata dalla compagnia di Michael O’Leary, anche gli scali italiani più periferici sono costretti a subire qualche taglio. Negli elenchi, a volte soltanto sporadicamente, compaiono Pisa, Catania, Venezia, Verona, Perugia, Palermo, Ancona, Trapani e Bologna, ma non Malpensa, il cui unico annullamento patito resta la conferenza stampa prevista ieri allo Sheraton del Terminal 1 alla presenza dei vertici del vettore, attesi per svelare insieme a Sea le novità della Summer 2018 sullo scalo varesino, dove sono sbarcati a dicembre 2015 al termine di un corteggiamento durato anni.

Soltanto oggi, per esempio, sono 53 i voli programmati che non verranno effettuati in tutta Europa. Barcellona, Bruxelles e naturalmente Londra sono i tre poli più penalizzati, proporzionalmente al numero di voli effettuati in quelle tre aree nevralgiche per il network della compagnia. In compenso le azioni dell’azienda ieri sono tornate a crescere dopo aver ceduto fino al 5 per cento nella seduta di lunedì. Ma oltre al rimborso per i 400mila passeggeri che verranno lasciati a terra entro la fine di ottobre (stimato in oltre 20 milioni di euro), ciò che preoccupa maggiormente è il danno di immagine di una compagnia che della crescita costante, contro tutto e tutti, ha costruito un impero invincibile.