Due università ma pochi dottori Varese è maglia nera in regione

La Prealpina - 16/03/2018

 Pochi dottori nella terra delle due università. Solo la metà della popolazione residente in provincia di Varese è in possesso di un diploma (38%) o di un titolo universitario (12%). Un quadro negativo rispetto al resto della regione.

Nel corso del 2016, ultimo anno di cui sono disponibili i dati completi, i laureati sono cresciuti dello 0,1% e i diplomati del 0,67%, ma il nostro territorio presenta tuttora una quota di persone con titolo universitario inferiore alla media regionale, pari al 14%, e distante dai valori di città quali Milano (19%) o anche Pavia (14%), dove pesa la presenza di un ateneo storico. È quanto emerge dall’analisi condotta dall’Ufficio Studi della Camera di Commercio sulla base di dati disponibili sul suo portale statistico OsserVa all’indirizzo www.osserva-varese.it.

Quanto ai diplomati, il trend nella nostra provincia nell’ultimo decennio mostra un incremento dei licei (si passa dai 2.725 dell’anno scolastico 2006-2007 ai 3.383 del 2016-2017) e dell’istruzione professionale (cresciuta in dieci anni da 913 a 1.214 diplomati). Più contenuto l’incremento dei diplomi dell’area tecnica, saliti a 2.451 (+212 unità nel periodo considerato).

Gli studenti con cittadinanza non italiana nel sistema scolastico varesino erano 14.334, pari al 13% degli alunni totali. Di questi stranieri, il 30,1% proviene da Paesi africani, seguiti dagli asiatici. In generale, la quota di alunni immigrati a Varese risultava superiore alla media nazionale (12%), ma inferiore a quella della Lombardia (18%).

Un ultimo dato riguarda i così detti Neet (Not in Employment, Education and Training): nel 2016 nella nostra provincia erano 27mila i giovani tra i 15 ai 29 anni che non sono né occupati, né inseriti in un percorso regolare di istruzione e formazione. I Neet varesini sono soprattutto ragazze: 17mila femmine e 10mila giovani maschi. Il loro numero e la loro incidenza sulla popolazione giovanile è in crescita: erano 20mila nel 2011.

Dunque una “fotografia” non proprio rassicurante sulle nuove generazioni, che sempre più spesso faticano a trovare una collocazione e a far coincidere la formazione con il mondo del lavoro.

Ecco perché si ripetono gli sforzi delle associazioni di categoria per l’alternanza scuola-lavoro e per creare dei collegamenti sempre più stretti fra domanda e offerta.