Doppi pannelli in ferro contro le frane

La Prealpina - 04/07/2017

Enormi massi di roccia biancastra sono rotolati sull’asfalto, lungo la strada che porta al Mosè. Sassi fatti staccare apposta dalla montagna, finiti a terra ma non rotolati via. Una pesante rete metallica protegge infatti il cantiere. L’operazione si chiama disgaggio: la pulitura del fronte franoso prima di intervenire con la posa delle reti.

Oggi dovrebbe arrivare l’elicottero. Porterà in alto, (più o meno a sessanta metri di altezza) il materiale che poi verrà “srotolato” giù per la parete sulla quale andranno praticati grandi fori per assicurare la rete metallica. «I materiali verranno stesi manualmente ma portati in alto dall’elicottero», dice il responsabile della Work Trade, il gruppo di esperti rocciatori che stanno eseguendo la parte più acrobatica della messa in sicurezza della montagna sacra, dopo la frana dello scorso febbraio e la chiusura del passaggio che collega piazzale Pogliaghi all’ultimo tratto del viale del Rosario e alla scalinata verso il santuario.

Una quarantina di metri lungo via del Ceppo, quasi di fronte al cimitero sottostante. Da una settimana sono state tirate le reti e cominciate le operazioni di pulizia e disgaggio, cioè di rimozione delle parti rocciose più a rischio. Ora si dovrà procedere con la posa di due tipi di reti metalliche. Una con una maglia di 6 centimetri per 8, l’altra composta da grossi pannelli di 6 metri per 4 con una rete super rinforzata di venti centimetri per venti, da sistemare nelle zone più a rischio. Ieri mattina, rocciatori al lavoro, con il sopralluogo di Giulia Bertani, ingegnere responsabile unico per il procedimento, per conto del Comune e il coordinatore della sicurezza Paolo Grossi. L’impresa esecutrice è la Cospef srl di Busalla, nel territorio di Genova. L’importo è di 78mila 744 euro (con un ribasso del 47 per cento rispetto al previsto).