Dopo il latte anche la carne La capra piace ai varesini

”Sopralapanca” raddoppia. Tanto che, in provincia di Varese, dopo il successo della filiera legata al latte di capra, quattro aziende si sono ingolosite e hanno deciso di avviare e sperimentare anche l’economia legata alla carne. Lo annuncia Slow food Varese che, sotto l’egida della sezione lombarda, sta portando avanti, appunto, Sopralapanca, un progetto di filiera agricola ed alimentare, a tutela di un modo sostenibile di lavoro e qualità, secondo i princìpi del buono, pulito e giusto. «Forte di una tradizione lombarda secolare – dice Fabio Ponti referente regionale del progetto – nel secolo scorso, diversi giovani imprenditori, si sono riavvicinati all’allevamento caprino. Allevamento che ha portato a una significativa presenza di animali, a una produzione ragguardevole di ottimi formaggi e a una riconsiderazione delle carni di questo animale».

In particolare, quattro aziende del Varesotto hanno provato recentemente a rilanciare l’economia della carne, seguendo sempre le regole di Slow food. In particolare, il progetto di Sopralapanca, prevede che il capretto venga alimentato esclusivamente con latte di capra assunto direttamente dalla madre oppure tramite somministrazione al secchio o alla canaletta e non è ammesso l’utilizzo di latte in polvere. «È obiettivo del progetto – spiega ancora Ponti – diffondere una consapevolezza presso ristoratori e consumatori del valore organolettico, ambientale ed etico dell’allevamento naturale e dell’accrescimento dei capretti sino a un’età di almeno 60 giorni, ovvero di 15 chilogrammi di peso vivo, prima della macellazione. È altresì opportuno, nel caso di macellazione di un animale anche adulto, incentivare l’utilizzo di tutte le sue parti». In ambito regionale, inoltre, esiste la produzione della salamina di capra, ottenuta da un misto di carne di capra 65% circa e di pancetta di suino 35% circa. Mentre, tra i metodi di conservazione, sono riconosciuti, oltre alla salamina di capra, il violino di capra, la sbernia di capra, la carne salata di capra e il salame, sempre con l’aggiunta di parti grasse del maiale. Con la capra, quindi, il Varesotto cerca di raddoppiare quanto di buono realizzato col latte, grazie a cui, con la Formaggella del Luinese, si è raggiunta anche la Denominazione di origine protetta. Il prodotto caseario è realizzato col latte intero crudo, appunto, di capra di razza Camosciata delle Alpi, Nera di Verzasca o Saanen, oltre ai relativi meticci. Per chi volesse provare i primi capretti varesini al 100%, l’appuntamento è venerdì, alle ore 20 alla Locanda Pozzetto di via Montecristo 23, a Laveno Mombello.

Ora i nostri prodotti più tutelati

«Sicuramente, da oggi, sia i consumatori che gli imprenditori agricoli del nostro territorio hanno una tutela in più». Lo dice il presidente della Coldiretti prealpina, Fernando Fiori, a commento del pronunciamento del Consiglio di Stato che, di fatto, «fa cadere il segreto di Stato sui cibi stranieri che arrivano in Italia e sarà finalmente possibile conoscere il nome delle aziende che importano gli alimenti dall’estero».

La storica posizione riguarda l’accesso ai dati dei flussi commerciali del latte e dei prodotti lattiero caseari oggetto di scambio intracomunitario e provenienti dall’estero detenuti dal Ministero della Salute e fino ad ora preclusi per ragioni pretestuose ora smascherate dall’Autorità giudiziaria. Nel 2018 in Italia è infatti scoppiato più di un allarme alimentare al giorno per un totale di ben 398 notifiche inviate all’Unione Europea tra le quali solo 70 (17%) hanno riguardato prodotti con origine nazionale, mentre 194 provenivano da altri Paesi dell’Unione Europea (49%) e 134 da Paesi extracomunitari (34%).

«Un risultato fortemente sollecitato dalla nostra Organizzazione per mettere fine all’inganno dei prodotti stranieri spacciati per italiani, ma anche per consentire interventi più tempestivi in caso di allarmi alimentari che provocano preoccupazione nei consumatori» aggiunge Fiori.

«Finalmente l’eliminazione del segreto di Stato sulle informazioni che attengono alla salute ed alla sicurezza di tutti i cittadini realizza una condizione di piena legalità a sostegno del vero made in Varese».

In concreto, sarà ora possibile per motivate ragioni chiedere al Ministero della Salute da dove viene il latte impiegato in yogurt, latticini o formaggi di una determinata marca. E l’impegno di Coldiretti non si ferma qui: «Chiediamo adesso che questo valga anche per la provenienza della frutta in succhi e marmellate o della carne, quella impiegata per la produzione di salumi e di altri trasformati».