Donne tuttofare a rischio Il pericolo corre in strada

La Prealpina - 22/03/2018

Le donne tuttofare costrette a dividersi fra i mille impegni della famiglia e della professione sono a rischio incidente molto più degli uomini: a certificarlo sono i dati Inail sugli infortuni. Una piaga che di solito sembra appannaggio della popolazione maschile, a causa di una maggior occupazione e per giunta in settori più pericolosi come edilizia e manifattura pesante. E in effetti solo un terzo degli episodi totali in provincia (il 36%) riguarda donne: eppure analizzando le fredde statistiche emerge una valutazione preoccupante. L’incidenza degli infortuni “in itinere” (in viaggio), avvenuti cioè nel tragitto di andata e ritorno tra la casa e il luogo di lavoro, per le donne continua a essere molto più elevata. È vero che il 73% degli infortuni “in rosa” avviene in azienda, ma ben il 27%, cifra quasi doppia rispetto al lato maschile, capita al volante, sia di mezzi propri sia aziendali. Un andamento ancora più rilevante se esteso a livello nazionale. Lo rileva un’analisi condotta dall’Inail e presentata ieri a Villa Recalcati dal direttore dell’Istituto Santa Picone insieme alla Consigliera di Parità Luisa Cortese, all’assessore comunale ai Servizi educativi con delega alle parti opportunità Rossella Di Maggio e a Caterina Valsecchi, presidente Co.Co.Pro. Varese, il Comitato consultivo provinciale.

Ma c’è di più: spesso gli scontri sono collegati al maggior utilizzo di autovetture piccole e meno sicure. «La donna vive sempre di corsa, deve conciliare la cura dei figli e degli altri familiari con l’attività e spesso lo stress è collegato alla fretta, alla distrazione, al pericolo», denuncia Luisa Cortese. «Per questo analizziamo sempre i dati in maniera disaggregata, anche in un periodo in cui l’occupazione femminile sta risalendo».

Occupazione che è concentrata «principalmente nel ramo servizi e in ambito domestico, nella sanità e nei servizi sociali, mansioni di per sé meno pericolose ma più soggette a spostamenti – aggiunge la numero uno Inail Santa Picone -. Recenti studi sul fenomeno hanno evidenziato come il pendolarismo aumenti sia le difficoltà nella vita familiare e sociale, legata anche a stress emotivo, sia i disturbi del sonno a causa del minor tempo di recupero, riposo e svago. Tutti fattori che aumentano il rischio di disattenzione alla guida. Il divario di genere è ancora molto presente».

Insomma, le donne lavorano troppo e riposano poco, spesso per colpa del doppio lavoro fuori e dentro le mura: i figli da portare all’asilo, gli anziani da accudire, le incombenze quotidiane. E, dulcis in fundo, la carriera.

«Per questo, come Comune, abbiamo pensato soprattutto all’aumento dei servizi – ha ribadito l’assessore Di Maggio -, allargando fino alle 18.30 la fascia di apertura degli asili. L’importante, infatti, è consentire alle persone di lavorare in modo tranquillo, senza ansie. L’economia e l’organizzazione aziendale non possono essere neutre, dobbiamo investire sulle politiche di conciliazione». Nella valutazione dei rischi non bisogna dimenticare il genere: «Perché essere donna, magari precaria, immigrata o anziana, ha degli svantaggi rispetto ad altre condizioni – ribadisce Caterina Valsecchi di Co.Co.Pro. -. La precarietà riguarda soprattutto le donne, che devono anche scontare una costante subalternità. Anche nel settore delle pulizie, per esempio, notiamo che in caso di manodopera maschile si prevede di più l’utilizzo di tecnologie rispetto alla manualità legata alle dipendenti. La differenza non sta solo nella maternità o nei carichi di lavoro. Troppo spesso ancora si subiscono molestie in ufficio: in Italia 167mila donne, il 9% della popolazione attiva, denuncia attenzioni non desiderate.

Tutti campi per cui sono stati siglati protocolli a livello locale e nazionale: «Ma dalla legge dobbiamo passare ai fatti – conclude la direttrice Inail -. È una questione di cultura».