Doccia fredda sul Palaginnastica: ci vorranno due anni

La Prealpina - 21/01/2019

Una doccia fredda, l’ennesima, per la Pro Patria Ginnastica. Il nuovo palazzetto di Beata Giuliana, quello che deve risolvere l’annoso problema di spazi per gli atleti della gloriosa società bustocca, non sarà pronto per la fine del 2019 (come annunciato mesi fa dall’amministrazione), ma – se tutto andrà bene – nella seconda parte del 2020.

Il rinvio, come ha spiegato il sindaco Antonelli nella serata di metà mandato al Teatro Sociale, ha un solo responsabile: la burocrazia, con la lentezza elefantiaca delle sue procedure. Fatto sta che la Pro Patria Ginnastica Bustese – sodalizio che conta la bellezza di 500 iscritti – sarà costretta, ancora per parecchio tempo, a svolgere le proprie attività nell’angusta palestra di via Ariosto, ormai tristemente nota come “Lo Scantinato”. «Purtroppo questo nuovo rinvio non ci sorprende più di tanto», commenta il presidente della Pro Patria, Rosario Vadalà. «Già prima di Natale il sindaco ci aveva avvisato che la scadenza della fine 2019 non sarebbe stata rispettata. D’altronde non è colpa sua: i tempi della burocrazia sono quelli».

L’iter per dotare la Pro Patria di un Palaginnastica nuovo di zecca – una moderna struttura da 500/600 posti, da erigere nel campus di Beata Giuliana – è partito; ma i passaggi che porteranno dalla presentazione del progetto alla realizzazione effettiva dell’impianto, si prospettano molto più lunghi di quanto, un po’ troppo ottimisticamente, annunciato qualche mese fa. «Io sono convinto che non entreremo nel nuovo palazzetto prima del 2021», prevede Vadalà. «Augurandomi che nel frattempo non subentrino altri intoppi, perché le vicende della politica, si sa, spesso condizionano i progetti: il Palaghiaccio insegna. Per quanto mi riguarda, ho fiducia nel sindaco: finora ha sempre mantenuto la parola. Ma so anche che la burocrazia rallenta molto le operazioni».

Sia come sia, la sostanza è sempre la stessa: i ginnasti biancoblù non riescono proprio a traslocare da una palestra ormai completamente inadeguata. «È questa la cosa preoccupante: non ce la facciamo più a stare lì dentro», rimarca Vadalà. «Stiamo facendo i salti mortali. I piccolini, ancora ancora riescono ad allenarsi, ma per gli agonisti è un disastro: chi va sulle parallele tocca il soffitto. I più bravi sono costretti ad andare a Milano, e così le nuove leve non hanno più nessuno da emulare».