Disobbedire per lavorare scatta il giorno di #IoApro

La Prealpina - 13/01/2021

Riaprire completamente o chiudere per l’eternità. È questo il bivio davanti a cui si trovano gli imprenditori di tutta Italia, provincia di Varese compresa, stremati da mesi di chiusure e ristori insufficienti. Talmente stanchi di attendere e adeguarsi a Dpcm in continuo cambiamento, che hanno deciso di fare da soli. Di abbracciare la disobbedienza civile e tornare a lavorare. Riaprire i loro ristoranti, i loro bar, le palestre e andare avanti.

Lo faranno tutti insieme lo stesso giorno, venerdì 15 gennaio, al grido di #IoApro, seguendo quanto hanno già fatto i colleghi tedeschi e svizzeri. Nasce infatti in Germania l’opposizione alle chiusure forzate e l’iniziativa è rapidamente arrivata anche da noi trovando terreno fertile nel malcontento di ristoratori, titolari di bar e palestre, le categorie più penalizzate dalle disposizioni anti contagio. Movimenti spontanei sono nati in tutte le regioni, coordinandosi attraverso Telegram e declinando le adesioni in comitati via via sempre più locali, fino a formare un gruppo dedicato alle attività del Varesotto, che insieme a Como e Lecco raccoglie oltre duecento imprenditori (il numero è in continua evoluzione) pronti a riaprire le loro attività venerdì 15. Proprio alla vigilia dell’entrata in vigore del nuovo Dpcm che potrebbe prevedere misure ancora più restrittive per queste categorie. Si parla infatti di una zona rossa fino alla fine del mese o comunque della proroga allo stop ad aperitivi, pranzi e cene con anche il divieto di asporto dopo le 18 per i bar. E tutto questo a fronte di misure di sostegno insufficienti, ristori incerti e senza la minima visione imprenditoriale.

L’idea, sposata anche tantissimi ristoranti della Provincia di Varese, è quindi quella di una protesta pacifica che prende la forma della “disobbedienza civile” senza però trasgredire le norme: i clienti delle attività aperte potranno sedersi ai tavoli, anche senza consumare, nel rispetto delle ultime disposizioni, quindi mantenendo il distanziamento fisico e l’utilizzo delle mascherine. Ed è proprio questa la differenza tra #IoApro e le varie manifestazioni che anche i ristoratori e gli esercenti della provincia di Varese avevano organizzato durante il primo periodo di lockdown: questa volta tutti i cittadini sono chiamati a sostenerli in un atto di solidarietà collettivo. Adesioni che adesso superano di gran lunga la titubanza e la paura dei contagi dei mesi scorsi. Gli imprenditori hanno tanta voglia/bisogno di tornare a lavorare in sicurezza, quanta ne hanno i cittadini di tornare alla normalità, consci che questa comprenda anche la convivenza con il Coronavirus e quindi consapevoli di dover rispettare le norme anti contagio.

Questo almeno è il sentiment sui social, dove questo movimento si è spontaneamente generato e sta crescendo a vista d’occhio. Le adesioni online sono davvero sorprendenti; ora bisognerà vedere se si tradurranno in reale partecipazione. L’unica titubanza deriva dalla paura di incorrere in sanzioni, che in questo momento nessuna attività sarebbe in grado di pagare. Anche a questo però si è pensato e la tutela legale è per tutti gli aderenti gratuita, sostenuta anche in questo caso da chi condivide le ragioni degli imprenditori e li sostiene. Una grande azione collettiva, senza schieramenti o colore politico, che si spera possa arrivare al Governo e ottenere quanto richiesto: decreti strutturati, con misure che garantiscano una programmazione del lavoro, e soprattutto adeguate misure di sostegno.